Liturgia Meditazione

Voci Parrocchiali – I Commenti della settimana

1 GIUGNO 2018

maria rosa tabellini partini

“Il Signore ha nutrito il suo popolo / con fior di frumento” (Sal 81,17)
Una postilla alla liturgia di domenica 3 giugno

L’incipit dell’antifona d’ingresso della liturgia di domenica 3 giugno ci riporta alle radici della nostra storia.
Fin dagli inizi della letteratura occidentale il pane è associato alla nozione di civiltà. Già in Omero “mangiatori di pane” è sinonimo di “uomini”. Quando Odisseo racconta il suo incontro con il ciclope Polifemo, lo descrive come un gigante mostruoso che non assomigliava a un “mangiatore di pane” (“sitophàgos”, Odissea IX, 191): infatti si nutriva del latte del suo gregge e divorò i compagni di Odisseo!
Il pane è allo stesso tempo una cosa umile e sublime, materiale e spirituale (panem nostrum cotidianum da nobis hodie…).
Tra le innumerevoli testimonianze della presenza del pane in letteratura, molte si caricano di valenze simboliche: una celebre, ad esempio, è costituita dal pane del perdono, che il manzoniano padre Cristoforo custodisce nella sua bisaccia di cappuccino.
Ne scelgo invece una un po’ anomala, perché del tutto laica e senza implicazioni metaforiche, ma ugualmente significativa. Si tratta di una breve poesia in prosa del francese Francis Ponge (1899-1988), un poeta che mette in evidenza l’essenza delle cose materiali, senza incrostazioni affettive, e ci conduce a scoprire in esse una vitalità assoluta.

Il pane
La superficie del pane è meravigliosa prima di tutto per l’impressione quasi panoramica che dà: come se si avesse a disposizione, sotto mano, le Alpi, il Tauro o la Cordigliera delle Ande.
Così dunque una massa amorfa in stato di eruzione fu introdotta per noi nel forno stellare, dove indurendo si è foggiata in valli, creste, ondulazioni, crepe… E tutti quei piani subito così nettamente articolati, quelle lastre sottili dove la luce allunga con cura i suoi fuochi, – senza uno sguardo per l’ignobile mollezza sottostante.
Quel flaccido e freddo sottosuolo che chiamano mollica ha il tessuto simile a quello delle spugne: foglie o fiori vi stanno come sorelle siamesi saldate gomito a gomito tutte assieme. Quando il pane si rafferma i fiori appassiscono e si restringono: si staccano allora gli uni dagli altri, e la massa si fa friabile…
Ma rompiamola: nella nostra bocca infatti il pane deve essere piuttosto oggetto di consumo che di riverenza.

(da Francis Ponge, Il partito preso delle cose, 1942, traduzione di Jacqueline Risset)

 

 

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