La Liturgia della domenica 7 Ottobre 2018

LITURGIA DOMENICA 7 Ottobre 2018

Parrocchia del Corpus Domini in S.Miniato alle Scotte
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Commento
Nel contesto della manifestazione del Figlio dell’uomo e dopo il secondo annuncio della passione, Marco espone – come complemento catechetico – l’insegnamento sulla indissolubilità del matrimonio, e i comportamenti richiesti per fare parte del regno di Dio.
Gesù cambia scena (Mc 10,1): va in Giudea. Espone con autorità messianica – non a un gruppo ma al popolo – l’indissolubilità del matrimonio come un principio universale. San Marco non entra nelle discussioni dei rabbini sulla legislazione del divorzio. Coglie con fedeltà le parole di Gesù, senza tener conto della clausola eccezionale trasmessa da (Mt 19,9). Marco, rivolgendosi a comunità di gentili, e andando al di là del mondo giudaico, ricorre alla Genesi (Gen 1,27 e 2,24): nell’unione indissolubile del matrimonio brillano, folgoranti, l’immagine e la somiglianza poste da Dio nell’uomo e nella donna. Gesù spiega e chiarisce la volontà del Creatore.
L’atteggiamento di Gesù con i bambini fa trasparire la fiducia con la quale bisogna ricevere Dio come Padre (Abbà), la protezione e la sicurezza della paternità divina. Alcune tradizioni patristiche hanno scoperto nell’atteggiamento di Gesù con i bambini un’allusione implicita al battesimo dei bambini.

ANTIFONA D’INGRESSO
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore,
e nessuno può resistere al tuo volere.
Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse;
tu sei il Signore di tutto l’universo. (Est 4,17b)

Colletta
O Dio, fonte di ogni bene,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
al di là di ogni desiderio e di ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
Dio, che hai creato l’uomo e la donna,
perché i due siano una vita sola,
principio dell’armonia libera e necessaria
che si realizza nell’amore;
per opera del tuo Spirito
riporta i figli di Adamo alla santità delle prime origini,
e dona loro un cuore fedele,
perché nessun potere umano osi dividere
ciò che tu stesso hai unito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo….

PRIMA LETTURA ( Gen 2,18-28)
I due saranno un’unica carne.

Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 127)
Rit: Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!

SECONDA LETTURA  (Eb 2,9-11)
Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono
tutti da una stessa origine.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza.
Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (1Gv 4,12)
Alleluia, alleluia.
Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi
e l’amore di lui è perfetto in noi.
Alleluia.

VANGELO  (Mc 10,2-16)
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Parola del Signore.

Forma breve (Mc 10, 2-12):

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
La Parola di Gesù, in questa Eucaristia, illumina e fortifica l’amore che noi cerchiamo di vivere nelle nostre famiglie. Preghiamo perché all’interno di ciascuna di esse egli rafforzi l’amore fedele e perenne al quale Lui ci chiama.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1. Per la Chiesa, sposa di Cristo, perché aiuti le nostre famiglie a rinnovare l’amore sereno e fedele, unica fonte di autentica felicità, e offra vicinanza e misericordia a chi soffre per il dolore della separazione, preghiamo.
2. Per i bambini in attesa di una famiglia, perché, dopo aver vissuto l’abbandono, possano trovare l’amore di una famiglia che, accogliendoli, risani le loro ferite, preghiamo.
3. Per i giovani che si preparano al matrimonio, perché non si chiudano nel benessere materiale, ma progettino una casa aperta alla generosità e allo spirito di servizio nella società e nella Chiesa, preghiamo.
4. Per le famiglie della nostra comunità, perché siano nel mondo segni vivi dell’amore di Cristo per la Chiesa e testimoni della bellezza del matrimonio cristiano, preghiamo.

O Padre, dona alle nostre famiglie la capacità di rinnovare sempre l’impegno di amore fedele e perenne, e a trovare in esso la serenità nei momenti difficili della vita. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Accogli, Signore, il sacrificio
che tu stesso ci hai comandato d’offrirti
e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale,
compi in noi la tua opera di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Il Signore è buono con chi spera in lui,
con l’anima che lo cerca. (Lam 3,25)

Oppure:
Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti,
siamo un corpo solo, perché partecipiamo tutti
dell’unico pane e dell’unico calice. (cf. 1Cor 10,17)

Oppure:
“Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà”,
dice il Signore. (Mc 10,15)

Preghiera dopo la comunione
La comunione a questo sacramento
sazi la nostra fame e sete di te, o Padre,
e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

One thought on “La Liturgia della domenica 7 Ottobre 2018”

  1. «Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Quod ergo Deus coniunxit, homo non separet, Mc. 10, 10)

    Nelle parole del Cristo, la fedeltà coniugale appare come un dono da custodire, non certo come una costrizione. Non mancano esempi di sposi fedeli neppure nella letteratura classica, dove, peraltro, gli amori sono invece spesso tragici o dolorosi, soprattutto per i personaggi femminili, e anche gli dèi si mostrano propensi alla trasgressione più di quanto lo siano i mortali.
    Una storia indimenticabile di amore coniugale ci è tramandata nelle Metamorfosi di Ovidio, poema cosmico sulla storia del mondo, dal caos iniziale fino all’epopea di Roma, narrata attraverso un affascinante mosaico di trasformazioni i cui protagonisti sono celebri personaggi del mito. Le Metamorfosi sono state lette e amate da pagani e cristiani, per lo straordinario patrimonio di storie che si sviluppano attraverso lo scorrere fluido degli esametri e che hanno fornito materiale inesauribile per gli scrittori seguenti (per Dante in primis). Riassumo e in parte riporto, quindi, l’episodio di Filemone e Bauci, che costituisce una sorta di pausa idillica posta circa a metà del poema.

    La storia di Filemone e Bauci (Ovidio, Metamorfosi, libro VIII, vv. 620-724)

    Narra dunque Ovidio che Giove e suo figlio Mercurio, senza farsi riconoscere, si recarono nel territorio della Frigia (una regione rurale dell’odierna Turchia). Non trovarono però facile accoglienza:

    A mille case si affacciarono, chiedendo un luogo per riposare. Mille case furono sprangate con catenacci. Ma una li accolse, piccola davvero, coperta da stoppie e da canne di palude: però in essa, negli anni giovanili, si unirono Bauci, ora vecchia, Filemone, di pari età; in quella casa invecchiarono, e la povertà, accettandola e sopportandola con animo sereno, resero lieve. Non ha senso cercare là dentro padroni o servitori; due persone sono l’intera famiglia; essi comandano e sempre essi ubbidiscono. (vv. 678-686)

    La casa è tanto piccola che i due ospiti per entrarvi sono costretti ad abbassare la testa… Non di meno, l’accoglienza è sollecita e generosa. Il vecchio fa sedere i due forestieri, mentre Bauci è affaccendata al focolare. A leggere, ne ricaviamo una dettagliata ricetta di spalla di maiale affumicata cotta in brodo aromatizzato, quindi gli ingredienti per una gustosa “insalatona” di erbe di campo arricchita di uova e olive; e poi noci, e fichi secchi (tutti cibi non propriamente romani, come si conviene a una mensa “esotica”). La tavola risulta in verità un po’ instabile, ma si rimedia mettendo un coccio sotto il piede più corto. Insomma: un perfetto quadretto rustico.
    I due vecchietti cominciano a sospettare che ci sia qualcosa di strano quando si accorgono che il cratere del vino, tante volte giunto al fondo, spontaneamente si riempie di nuovo. Temono sia un segno avverso, forse una punizione per quelle troppo rustiche vivande. Bauci prende allora una drastica decisione: cucinerà per gli ospiti l’oca (l’unica che possiedono!) che vigila sull’umile casa. Ma l’oca sfugge, svolazza ben più svelta dei proprietari che la inseguono invano, impediti dall’età, finché si rifugia proprio presso i due celesti ospiti, che finalmente svelano la propria identità: «Siamo dèi!»
    Gli dèi pagani sono sempre vendicativi: gli empi vicini saranno puniti per il loro egoismo con la distruzione di tutte le loro case, e solo i due vecchi coniugi saranno risparmiati. Così Filemone e Bauci, per mettersi in salvo, si avviano faticosamente verso la cima della collina lì presso, voltandosi a guardare indietro sgomenti: ogni cosa alle loro spalle è sommersa in una palude, e soltanto rimane intatta la loro capanna. Mentre i due piangono la sorte dei loro vicini (e ci paiono tanto più “umani” degli dèi…), quella vecchia capanna si trasforma in un tempio, con tanto di colonne e porte intagliate e pavimenti di marmo. «Qual è il vostro desiderio?» chiede infine Giove. La risposta è concorde:

    «Chiediamo di essere sacerdoti e di custodire il vostro tempio; e poiché, uniti di cuore, abbiamo trascorso i nostri anni, una medesima ora ci sottragga tutti e due: che io non veda mai il rogo di mia moglie, né io da lei sia sepolto». (vv. 707-710)

    Ed ecco infine la conclusione della storia: una conclusione gentile, una trasformazione doppia e parallela che suggella l’indissolubilità dell’unione dei due “corpi”:

    Ai voti seguì il compimento. Furono custodi del tempio, finché loro fu concessa vita. Sfiniti dagli anni e dall’età, mentre per caso sostavano ai sacri gradini e narravano le vicende del luogo, Bauci vide che Filemone metteva frondi; il più vecchio Filemone vide che metteva frondi Bauci. E mentre già la cima andava crescendo sui volti d’entrambi, essi si scambiarono, finché poterono, mutue parole; e: «Addio, o consorte» insieme dissero; e insieme la corteccia coperse e cancellò le loro bocche. Ancora l’abitante di Tino addita colà i tronchi avvicinati, che furono i loro due corpi. (vv. 711-720. I passi nella traduzione in prosa sono tratti da Ovidio, Le Metamorfosi, testo latino a fronte, 2 voll. a cura di Enrico Oddone, Bompiani, Milano 1992)

    Quelli che nella conclusione sono detti genericamente «tronchi avvicinati», all’inizio della storia – che qui non ho riportato – venivano invece specificati come una quercia e un tiglio, ancora visibili – si dice – ai viandanti che si recano in quelle terre. La quercia è emblema della durevolezza, della forza, della fedeltà («fedele come una quercia» sarà poi un motto del Romanticismo). Il tiglio è pianta molto longeva, dal profumo intenso, spesso assimilata all’amore per via delle foglie cuoriformi. Insomma: Ovidio non sceglie per le sue metamorfosi delle piante qualsiasi, ma alberi con significati ben definiti. Nella concezione pagana di Ovidio, la trasformazione della natura umana in natura vegetale non costituisce una sorta di immortalità, o di surrogato di immortalità, bensì un suggello alla vita dei due umili protagonisti. L’immortalità, a Filemone e a Bauci, l’ha conferita la poesia.

    Maria Rosa Tabellini

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