Antologia di Testi Natalizi di Mariarosa Tabellini

5 Dicembre 2018 Maria Rosa Tabellini

 

“Natale” di Giuseppe Ungaretti (26 Dicembre 1916)


” NATALE”
” Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza sulle spalle
Lasciatemi così come una cosa posata in un  angolo e dimenticata
Qui non si sente altro che il caldo buono
Sto con le quattro capriole di fumo del focolare”


“Citazione”
«Era il giorno di Natale del 1915, e io ero nel Carso, sul Monte San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle stesse trincee, perché siamo rimasti sul San Michele anche nel periodo di riposo, per un anno si svolsero i combattimenti»

PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI PER IL NATALE 2018. Terza parte.

“Natale” di Giuseppe Ungaretti

“Natale” è il titolo di una delle poesie più note che Ungaretti scrisse nel periodo della guerra del 15-18. Il poeta è a Napoli, in una licenza legata alle festività natalizie (come si legge nella data apposta in calce alla poesia), e si abbandona al tepore protettivo della casa amichevole che lo accoglie. Nel testo si avverte, pur se implicito, il contrasto con la disumana condizione della guerra.

Napoli il 26 dicembre 1916

La poesia fa parte della raccolta “L’allegria” che contiene i testi che il “poeta soldato” scrisse durante la Prima guerra mondiale, sperimentata in tutta la tragica realtà di guerra di trincea sul fronte del Carso. Come suggerisce il titolo primitivo della raccolta, “Allegria di naufragi”, il poeta canta gli agganci alla vita che sopravvivono al naufragio della guerra.
Il Natale dell’anno precedente la licenza a Napoli, Ungaretti l’aveva passato al fronte, da poco arruolato come volontario; lo ricordò in seguito con queste parole: «Era il giorno di Natale del 1915, e io ero nel Carso, sul Monte San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle stesse trincee, perché siamo rimasti sul San Michele anche nel periodo di riposo, per un anno si svolsero i combattimenti». Si può ben capire, quindi, quanto grave sia il peso della «stanchezza sulle spalle» del poeta.
La scomposizione e frammentazione del verso, dovuta innanzi tutto alla necessità pratica di scrivere su fogli spesso di fortuna, cartoline o biglietti da ricoverare nel tascapane, assume nella raccolta un forte valore espressivo. I “versicoli” privi di punteggiatura servono a mettere in evidenza il valore della parola in sé, sul piano del significato ma anche su quello fonico, in una ricerca di essenzialità che implica spesso numerose redazioni e rifacimenti di uno stesso testo poetico. La scarnificazione del verso, le analogie spesso ardue da decifrare, la forte affermazione del rapporto fra poesia e vita sono tutti elementi destinati ad incidere un solco duraturo nella storia della poesia italiana.
MRT

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