Gianriccardo Piccoli – Autore dei pannelli laterali all’Abside “elaborano il tema del Corpus Domini nella circolarità della Carne che si fa pane e il pane che è Gesù si fa carne”

Parrocchia di San Miniato alle Scotte (Siena) – Chiesa del Corpus Domini

Pannelli laterali all’Abside, di Gianriccardo Piccoli

Nella chiesa del Corpus Domini in San Miniato alle Scotte, le opere poste ai lati dell’Abside, elaborano il tema del Corpus Domini nella circolarità della Carne che si fa pane e il pane che è Gesù si fa carne.

Sono immagini speculari nella ripetizione dei rossi che a destra e sinistra evidenziano il tema della Eucaristia.

A sinistra – Il Tabernacolo, presenza verso il mondo di Gesù, Dio, il Padre suo prende “Volto” nei volti delle donne e degli uomini che incontra, (raffigurati in alto nell’opera).

A destra – Centrale é la figura protagonista, Gesù, che ci appare venendoci incontro a braccia aperte, sta a noi scoprirla. I Santi: San Miniato la corona, Santa Chiara l’ostensorio, Santa Caterina i gigli, San Francesco le stigmate, San Michele la bilancia, raffigurati in alto nell’opera.

Il tutto è governato da una proposta di spazio e di colore che la garza ricopre come un santo velario.

Chi é Gianriccardo Piccoli

Gianriccardo Piccoli è nato a Milano nel 1941. Si è diplomato all’Accademia di Brera – sotto la guida di Pompeo Borra – nel 1964 (anno in cui inizia a risiedere a Sarnico, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo).

1963–1970 La prima mostra personale, di soli disegni, si inserisce nel clima della ‘figurazione esistenziale’ (1963, Milano, Galleria Celiberti). Nell’esposizione alla Permanente di Milano, del 1966, interpreta in modo originale la pittura informale lombarda ponendo al centro delle proprie riflessioni l’oggetto, che: “per quanto venisse dissolto e lacerato, non abbandonava mai la sua presenza, non si accontentava di lasciar l’ombra o la traccia, ma rimaneva come un cuore a battere dentro il quadro; ed è rimasto poi come qualcosa d’inalienabile, un’assunzione preliminare, quasi il pegno della realtà” (Roberto Tassi, 1974).

1970-1980 Nel corso degli anni ’70 approfondisce l’indagine degli oggetti del quotidiano e del paesaggio, temi e soggetti ricorrenti nella sua produzione futura (risultano importanti, in questo momento, le esposizioni a San Secondo Parmense – 1974; alla Galleria Mosaico di Chiasso – 1976; e alla Galleria Correggio di Parma – 1976).

1980-1990 Nel decennio successivo si registra il riconoscimento pubblico del suo lavoro, attraverso il premio Feltrinelli nel 1984, la personale al Teatro Sociale di Bergamo e la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1986; oltre a una mostra negli spazi pubblici di Wiesbaden nel 1988 (Brunnenkolonnaden am Kurhaus); e le due antologiche del ’90: a Tenero (in Svizzera, presso la Galleria Matasci) e a Monza (Musei Civici al Serrone di Villa Reale).

Nell’esposizione di Bergamo, sono esposte opere di ampie dimensioni, caratterizzate da un ‘fare grande’ che conferisce al lavoro una nuova dimensione epica e visionaria, insieme. La vasta antologica di Tenero (dove sono raccolte opere che si scalano dal 1964 al 1990) svela, nel lavoro più recente, il volto drammatico della sua produzione, nella serie nera e bituminosa liberamente ispirata a Arnold Böcklin. Nell’esposizione di Villa Reale a Monza le opere si dilatano ulteriormente, dialogando con gli ambienti storici del palazzo; si schiarisce la tavolozza e progrediscono le sperimentazioni di nuovi materiali: garza, carta e collage (il monumentale Trittico del centro, perno dell’esposizione, sarà successivamente collocato nella sede storica della UBI Bergamo).

Il disegno indipendente è una presenza costante del suo lavoro, come emerge dall’esposizione curata da Mario De Micheli per la Galleria delle Ore a Milano (1983) e dall’ampia selezione raccolta in volume da Stefano Crespi (1962-1987).

Il nuovo corso della sua stagione espressiva è influenzato dal viaggio negli Stati Uniti (1984) e dalla riflessione su alcuni episodi del passato, che comprende la tradizione seicentesca lombarda e l’immaginario di Böcklin: queste indagini sono testimoniate da un folto gruppo di disegni, destinati a giocare un ruolo centrale nelle opere degli anni novanta.

1990-2000 Nella personale di Basilea del ’91, organizzata dalla Galleria Carzaniga + Ueker (che sarà l’occasione per inaugurare un duraturo rapporto di amicizia con Arnaldo Carzaniga), è avviato un nuovo corso di sperimentazione tecnica, di ricerca sui materiali (con l’abbondante uso delle garze e degli acetati) e di studio sulla luce. Piccoli realizza dipinti di grande formato sovrapponendo sulla tela garze e acetati, utilizzando colori industriali, oltre ai più tradizionali olio e tempera, dando vita a immagini di grande impatto visivo, ma anche di imprevedibile leggerezza.

Espone in personali a Parma (1993, Galleria Sanseverina), a Milano (1994, Studio Reggiani), a Düsseldorf (città dove si trasferisce nel 1995, in occasione della mostra alla Galerie Winkelmann).

Nel corso degli anni novanta si intensifica l’indagine sulla luce, lucidamente avvertita dall’autore: “La luce è sempre stata un elemento portante del mio lavoro: dalla naturale trasparenza dei pastelli d’interni, alla radiografica diversificazione degli spessori materici dei dittici. Essa ha diretto la pittura fino alla orchestrazione esclusiva delle ultime tele; è un ripensamento luministico in senso classico come assoluto valore di immaterialità”.

Nella chiesa di Sant’Agostino a Bergamo sono esposte, nel 1995, le 14 tele e garze dedicate alle stazioni della Via Crucis (in un allestimento curato da Mario Botta). Due anni dopo nella città di Bologna sono organizzate, in contemporanea, due esposizioni monografiche: la prima dedicata alle Porte (Galleria Otto), la seconda alle carte e alle incisioni (Stamparte). Nelle due mostre bolognesi si intrecciano temi e contenuti che procedono da una riflessione sui materiali di recupero (rappresentati dai “serramenti della memoria”), fino a includere i soggetti dei Bersagli, che riecheggiano la vicina tragedia dei Balcani.

L’esperienza maturata nel ciclo delle Porte è condivisa con i pazienti della Fondazione Emilia Bosis di Bergamo (istituzione votata alla cura di patologie legate alle malattie mentali), tramite un’intensa attività di laboratorio. Il risultato di questa collaborazione è esposto al Teatro Sociale di Bergamo nel 1997. Due anni dopo diventa materia di una mostra allestita nella chiesa di Santo Stefano a Venezia.

2000-2010 In occasione del Giubileo del 2000 la Diocesi di Bergamo gli commissiona un’opera monumentale, esibita nel corso di quell’anno in Sant’Alessandro in Cattedrale.

A partire dal 2003 sono varati nuovi materiali, cera vergine, filo di ferro, rame, inseriti in orchestrazioni pittoriche che riassumono i temi di una vita: “Tento di ricomporre il tutto in una fragile trama di luce, impregnando la garza con una cera naturale e lasciando aperte alcune parti della tela perché affiorino i ricordi”.

Nel corso del 2007 la Galleria dello Scudo di Verona organizza una personale sulle sue opere recenti (2001-2007) e il Museo Adriano Bernareggi di Bergamo lo invita a inaugurare un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea (ex oratorio di San Lupo). Nell’occasione l’artista, confrontandosi con il testo biblico di Qoelet, realizza un’opera site specific (Vanitas Vanitatum).

Nell’estate del 2009 Villa Panza a Varese allestisce un’ampia personale, intitolata Stanze per Villa Panza.

Nel quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio la chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro a Roma ospita la mostra Gianriccardo Piccoli. 1610 Roma 2010. Omaggio a Caravaggio.

2010-2016

Nel 2011 Electa pubblica un volume monografico che raccoglie il suo intero percorso artistico.

Negli ultimi anni si è confrontato, in maniera più sistematica, con gli antichi maestri. In questa traiettoria si inseriscono le mostre: Il tempo ritrovato (Palazzo del Credito Bergamasco, 2012) e L’ultimo studio. Meditazioni su Lotto (Museo Antico Tesoro della Santa Casa a Loreto e Palazzo della Ragione a Bergamo, 2015). Anche i temi di soggetto sacro sono al centro dei suoi interessi più recenti, documentati dalla commissione della chiesa di Portoviejo in Ecuador (intitolata Pentecostés, 2011). In questa linea va menzionata anche la personale Ex-voto (M.A.C.S., Romano di Lombardia, 2017) e, soprattutto, le opere incluse nella nuova chiesa di Cavernago, consacrata nel 2018 (Via Crucis, Pala d’altare, Tabernacolo e Battistero).

Nel 2013 la Galleria Forni di Bologna gli ha dedicato una personale: Inside. Tracce da un filo. L’ultima di una numerosa serie di mostre presso la Galerie Carzaniga a Basilea ha avuto come soggetto il libro di Erasmo da Rotterdam Elogio della follia (2016).

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