La Chiesa di San Miniato – Gli arredi ed opere

Parrocchia di San Miniato alle Scotte – Chiesa del Corpus Domini

Pannelli laterali all’Abside

Le opere poste ai lati dell’Abside, sono elaborate da Gianriccardo Piccoli. Immagini speculari nella ripetizione dei rossi che a destra e sinistra evidenziano il tema della Eucaristia.Estrapolazione Tabernacolo 1

A sinistra – Il Tabernacolo, presenza verso il mondo di Gesù, Dio, il Padre suo prende “Volto” nei volti delle donne e degli uomini che incontra, (raffigurati in alto nell’opera).

A destra – Centrale é la figura protagonista, Gesù, che ci appare venendoci incontro a bracCristo 1cia aperte, sta a noi scoprirla. I Santi: San Miniato la corona, Santa Chiara l’ostensorio, Santa Caterina i gigli, San Francesco le stigmate, San Michele la bilancia, raffigurati in alto nell’opera.

Il tutto è governato da una proposta di spazio e di colore che la garza ricopre come un santo velario.

il tema del Corpus Domini nella circolarità della Carne che si fa pane e il pane che è Gesù si fa carne.

Gianriccardo Piccoli  

 

Ambone ed altare                                                             

L’altare e l’ambone, sono realizzate da Giancarlo Defendi.

Ambone – Il fronte rappresenta, fin dalle impronte iniziali, la storia delle tre religioni monoteiste, Ebraica, Cristiana ed Islamica. Il lato destro “Io sono l’alfa e l’omega” (greco koinè: “ἐγὼ τὸ Α καὶ τὸ Ω”), un appellativo di Gesù nell’Apocalisse di Giovanni, è impreziosito dai medaglioni in bronzo raffiguranti i quattro evangelisti.

L’altare è un crescendo, dalla base oscura ed informe lentamente si forma e si modella, fino alla perfezione della parola di Dio.

A destra – Le venature di rosso sangue si raccordano al tema dell’Eucaristia del Piccoli, e su ambo i lati si trovano simbologie riferite alle Sacre Scritture.

 La base in bronzo, presenta a sinistra la palma della pace, a destra le monete del tradimento, il retro le impronte ricordano  la voce di Dio: «Figlio mio, quando le cose nella tua vita andavano bene, hai potuto vedere le mie impronte al tuo fianco, ma ora che sei malato, stanco e abbattuto, ho preferito portarti sulle mie braccia. Guarda attentamente, queste impronte sulla sabbia sono le mie, non le tue»

La Via Crucis

Nella parte destra é stata collocata la Via Crucis, proveniente dalla terra d’Israele, grazie al contributo di Don Sergio e di alcuni parrocchiani, in occasione di un loro pellegrinaggio in Terra Santa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi è Gianriccardo Piccoli

Nasce a Milano nel 1941. Si è diplomato all’Accademia di Brera – sotto la guida di Pompeo Borra – nel 1964 (anno in cui inizia a risiedere a Sarnico, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo).

Nel corso degli anni ’70 approfondisce l’indagine degli oggetti del quotidiano e del paesaggio, temi e soggetti ricorrenti nella sua produzione futura (risultano importanti, in questo momento, le esposizioni a San Secondo Il nuovo corso della sua stagione espressiva è influenzato dal viaggio negli Stati Uniti (1984) e dalla riflessione su alcuni episodi del passato, che comprende la tradizione seicentesca lombarda e l’immaginario di Böcklin: queste indagini sono testimoniate da un folto gruppo di disegni, destinati a giocare un ruolo centrale nelle opere degli anni novanta.

Nel corso degli anni novanta si intensifica l’indagine sulla luce, lucidamente avvertita dall’autore: “La luce è sempre stata un elemento portante del mio lavoro: dalla naturale trasparenza dei pastelli d’interni, alla radiografica diversificazione degli spessori materici dei dittici. Essa ha diretto la pittura fino alla orchestrazione esclusiva delle ultime tele; è un ripensamento luministico in senso classico come assoluto valore di immaterialità”.

A partire dal 2003 sono varati nuovi materiali, cera vergine, filo di ferro, rame, inseriti in orchestrazioni pittoriche che riassumono i temi di una vita: “Tento di ricomporre il tutto in una fragile trama di luce, impregnando la garza con una cera naturale e lasciando aperte alcune parti della tela perché affiorino i ricordi”.

Negli ultimi anni si è confrontato, in maniera più sistematica, con gli antichi maestri. In questa traiettoria si inseriscono le mostre: Il tempo ritrovato (Palazzo del Credito Bergamasco, 2012) e L’ultimo studio. Meditazioni su Lotto (Museo Antico Tesoro della Santa Casa a Loreto e Palazzo della Ragione a Bergamo, 2015). Anche i temi di soggetto sacro sono al centro dei suoi interessi più recenti, documentati dalla commissione della chiesa di Portoviejo in Ecuador (intitolata Pentecostés, 2011.

Chi è Giancarlo Defendi – “L’Etrusco di Bergamo”


Nasce a Bergamo nel 1946. Nel 1967 si diploma alla scuola d’arte di Cantù e dal 1969 gli viene affidata la cattedra di scultura presso il liceo artistico statale di Bergamo. Tra le principali mostre personali: 1983 Volksuniveriteit Westzeedijk, Rotterdam, Paesi Bassi; 1984 Galleria San Paolo, Bologna; 1990 Percorsi nell’arte, Brembate Sopra, Bergamo; 2001 Galleria Ciribelli, The Westin Palace, Milano. Tra le principali mostre collettive: 1995 Altalinea, Noiss, Germania; 2001 Collettiva Otto scultori bergamaschi, Sala comunale, Villa di Serio, Bergamo.

La ricerca artistica di Defendi appare da sempre caratterizzata da una composta e solenne staticità. Una colta indagine sul mistero della forma e della figura, dagli universali exempla della statuaria della Grecia arcaica e di quella etrusca, alla modernità del ‘900 italiano.

Nel corso degli anni, accanto all’insegnamento, ha sempre portato avanti una personale ricerca creativa che gli ha consentito di esporre le sue creazioni in mostre sia in Italia sia all’estero, di intervenire in luoghi pubblici (a Ponteranica, tra gli altri, ha realizzato il cippo in ricordo delle vittime delle foibe) e di entrare a far parte di importanti collezioni.

 

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