La Liturgia Domenica 3 Marzo 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

La Liturgia della Domenica 3 marzo 2019

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Commento
Con parole rudi, certamente per far penetrare meglio il suo insegnamento nei nostri cuori duri, Gesù ricorda una delle
componenti fondamentali della vita cristiana: essere discepoli. Chi vuole condurre da solo la propria vita è un cieco che conduce un cieco; il buon frutto si trova su di un albero solido, e si è sempre cattivi giudici di se stessi se qualcuno non ci aiuta. Il maestro è Gesù, e noi siamo i suoi discepoli, cioè coloro che si lasciano istruire da lui, che riconoscono la sua autorità sovrana e si fidano delle sue parole. Ma beato colui che, sulla terra, ha saputo scoprire i portavoce di questa autorità, i maestri che non sono di ostacolo all’unico maestro, ma che attualizzano, concretizzano la sua parola, le sue esigenze, ma anche il suo amore attento. Vi sono i maestri secondo l’istituzione, quelli che la Chiesa ci dà, e riconosce come tali. E vi sono quelli che, nascosti, si lasciano riconoscere dai cuori preparati. Ogni uomo deve, nel corso di tutta la sua vita, riconoscersi discepolo di Gesù: seguirlo, obbedirgli e quindi ascoltarlo, al fine di mettere in pratica il suo insegnamento che ci conduce alla vita.
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I commenti alla Liturgia di domenica 24 Febbraio – di Maria Rosa Tabellini Partini

mariarosa tabellini
mariarosa tabellini

L’amore nonostante tutto
Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, nell’estate del 1942, l’anno prima di essere deportata ad Auschwitz dove avrebbe trovato la morte, scriveva sul suo diario pagine piene di amore, di lotta, di poesia, e di silenzio. Pubblicato solo molto più tardi, il Diario è la testimonianza di una conquista: quella dell’amore senza condizioni per la vita, per gli altri. Perché Etty conosce quello cui sta andando incontro, ma non smette mai di credere che l’amore e la vita abbiano un senso. Continua a leggere “I commenti alla Liturgia di domenica 24 Febbraio – di Maria Rosa Tabellini Partini”

RACCOLTA ALIMENTARE CON CARITAS DELLA DIOCESI DI SIENA – SABATO 16 MARZO 2019

Anche quest’anno, la Caritas della Diocesi di Siena, ci invita a partecipare (organizzare) la raccolta alimentare che si terrà il prossimo 16 Marzo, presso la Coop delle Grondaie.
La raccolta servirà alla Caritas Diocesana ed a tutte le caritas parrocchiali, per aiutare le famiglie che si presentano in stato di necessità.
Una parte del raccolto servirà anche a rifornire la Caritas di San Miniato, poiché le scorte si assottigliano (l’ultima raccolta é stata eseguita il 15 dicembre alla Simply di Viale Toselli) e la prossima, solo per noi, sarà organizzata il successivo 6 Aprile.
Parteciperanno anche altre Caritas parrocchiali, ma é importante, per motivi organizzativi, di trasporto ed immagazzinamento, la presenza in gruppo della nostra Caritas.
CHI HA POSSIBILITA’ DI DEDICARCI ALMENO DUE ORE DA’ UNA GROSSA MANO ALL’IMPEGNO CHE LA CARITAS DELLA PARROCCHIA DI SAN MINIATO, GRAZIE ALL’INDOMITE ED INARRESTABILE DON SERGIO, ESERCITA IN AIUTO AGLI ATTUALI N. 25 NUCLEI FAMILIARI ASSISTITI OGNI SETTIMANA.
TRAMITE MAIL, DIRETTAMENTE O TRAMITE IL SITO DELLA PARROCCHIA, CHI PUO’, CI CONTATTI COSI’ DA PROGRAMMARE I TURNI ED ALLEGGERIRE IL PIU’ POSSIBILE L’IMPEGNO PER TUTTI E MEGLIO ORGANIZZARE LA RACCOLTA.
GRAZIE A TUTTI.
Mail Parrocchia: parrocchiaminiatoscotte@alice.it

Liturgia Domenica 24 febbraio 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

La Liturgia di Domenica 24 Febbraio 2019
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VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Commento
Il Vangelo ci propone oggi la rinuncia alla vendetta e alla violenza. Al loro posto, Gesù impone ai suoi discepoli il principio della non resistenza al male e il comandamento dell’amore dei propri nemici.
È come se ci dicesse: non si trionfa sul male con il male; non si trionfa sulla violenza con la violenza. Il male e la violenza sono vinti quando li si lascia dissolvere, senza rilanciarli con una risposta analoga. L’odio non può essere distrutto che dall’amore che lo subisce gratuitamente.
Non è vero che noi non possiamo evitare, a queste parole, un movimento di rifiuto? Non hanno l’apparenza della follia, abituati come siamo a vedere trionfare il potere e l’aggressività dei forti, mentre il male si accanisce sui deboli e i disarmati? Questi ordini non sarebbero il frutto delle divagazioni di un sognatore che non ha l’esperienza della crudeltà spietata del nostro mondo?
Di Gesù si può dire qualsiasi cosa, tranne che non abbia conosciuto la cattiveria. Egli ha conosciuto bene che cosa voleva dire essere detestato, spogliato, percosso e ucciso. In realtà, è il solo uomo che può dire quello che noi abbiamo appena ascoltato senza la più piccola leggerezza, perché in lui, e in lui solo, queste parole furono verità. Egli ha amato coloro che lo odiavano, ha dato più di quanto non gli fosse stato tolto, egli ha benedetto coloro che lo maledicevano.
Solo così questa condotta viene giustificata. Non è il prodotto di una saggezza profana, che implicherebbe una irresponsabilità criminale. Non è qui un politico o sociologo di questo mondo che parla. Colui che parla ha superato il male attraverso la sofferenza. Ed è per questo che la sola giustificazione possibile di questi comandamenti di Gesù è la sua croce. Solo colui che dice “sì” alla croce di Cristo può obbedire a tali precetti e trovare nell’obbedienza il compimento della promessa contenuta in essi: il bene trionfa sul male attraverso l’amore.
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La Liturgia – Domenica 17 Febbraio 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

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La Liturgia – Domenica 17 febbraio 2019

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Commento
Nel Vangelo di Luca, le beatitudini si rivolgono a coloro che hanno già scelto il Signore, ai discepoli. Seguirlo significa
abbandonare tutto (Lc 9,23), rinunciare agli agi (Lc 9,58), essere detestati (cf. Gv 17,14), allontanati dalle cerchie del potere, dai soldi e dall’onore (cf. Gv 16,2).
Il credente che riesce dappertutto, che riceve dal mondo ossequi e considerazione, si metta a tremare, si inquieti perché sarà inghiottito e digerito dal mondo che ama possedere (cf. Gv 15,19).
Non si tratta di demagogia né di paura della vita. Gesù non è un dotto professore di etica, né un sistematico autore di trattati di morale. La sua predicazione è una denuncia profetica: frasi corte e forti contrasti.
Le sue parole rimandano a situazioni correnti: l’abbondanza dei beni, la ricerca insaziabile del piacere, il desiderio del successo e dell’applauso,… tutte queste pretese producono la vanità (danno una falsa sicurezza), rendono orgogliosi (ci fanno credere che siamo più importanti degli altri), divinizzano (molte persone adorano coloro che posseggono e si prostrano davanti a loro), induriscono (rendono incomprensivi e privi di solidarietà), corrompono (finiscono per opprimere, credendo di farlo anche con la benedizione di Dio).
Le beatitudini ci avvertono seriamente: stabiliamoci nella verità di Gesù e cerchiamo di non sbagliarci nel momento decisivo.

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Monte Oliveto Maggiore, saluta per l’ultima volta Don Lino Costanzi, per chi lo ha conosciuto, frate amico, padre, nonno, consigliere……”Angelo custode”

Don Lino Costanzi, Monaco Benedettino Olivetano che a dicembre avrebbe compiuto cento anni, ieri sera ha esaurito le sue forze.
Lo ricordo ancora ad Ottobre, ormai accompagnato da una sedia a rotelle, allorché l’abate Don Diego, eccezionalmente e con profonda nostra commozione, ci ha permesso  di fargli visita nella sua cameretta.
Subito i bei momenti, i ricordi, gli incontri, il mitico gruppo NEP che riuniva nella parrocchia del BBT quasi 40 ragazzi nati tutti nei primi anni settanta, il buon caffé che riusciva a fare con la sua macchinetta automatica, le notizie del computer che gli permetteva di ricevere foto e notizie, lui che per anni, tramite il suo “baracchino” era stato in contatto con il mondo, l’unico pranzo che eravamo riusciti a fare  e tanti altri programmati e da lui promessi.
I momenti magici, vissuti intensamente con l’Abate Michelangelo Tiribilli e con l’Abate Don Diego, nella Parrocchia del “BBT” (oggi SBT).
Con Don Lino potevi parlare di tutto ed ogni volta ti stupiva e ti meravigliava, aveva sempre da aggiungere con sapienza qualche particolare. Poteva consigliarti nei rapporti con i figli, con i nipoti e poi spiegarti quante navi ci sono nella Marina Militare e l’esatto percorso che avrebbe fatto un figlio dopo l’Accademia, le difficoltà nei rapporti di lavoro, la situazione politica.
I periodi in cui era stato frate a Camogli ove ogni mattina, lungo la mulattiera che sale piuttosto ripida accompagnata dai numerosi dipinti della Via Crucis che si incontrano nel tortuoso percorso in mezzo ad uliveti e alti muri, toccando di tanto in tanto qualche casa sparsa, fino a San Rocco, ove celebrava messa.
Da lì, lui originario del Trentino, aveva sbirciato  e catalogato i movimenti delle navi in uscita da Genova, amato il mare come tramite di conoscenza del mondo.
E poi l’antica Abbazia Benedettina di San Fruttuoso, incastonata nella roccia di Capodimonte, nel cuore del Parco di Portofino, ove puoi arrivare dal mare o attraverso un viottolo immerso nella macchia mediterranea, che ho voluto fare, per poter assaporare, anche solo per un giorno, il suo entusiasmo per quei luoghi a lui cari.

Al Carissimo tenero Don Lino. (r.v.)

(Immagine:San Fruttuoso, nel Parco di Portofino, presso Camogli)

Riparte il gruppo Pulizie Chiesa

Anche sabato mattina, il Gruppo pulizia é intervenuto per mantenere in ordine l’arredo della Chiesa.
Il riferimento per tutti coloro che il secondo sabato di ogni mese, possono dedicare due ore (normalmente dalle ore 8,00 alle ore 10,00) é Vincenzo Millucci ( E-Mail:(vincenzo.millucci@gmail.com – tel. 347 0132848).
Gli altri locali parrocchiali, sala riunioni, servizi igienici collegati, locali distribuzione e corridoi, per ora sono mantenuti in ordine dal Gruppo caritas.
Ovviamente, come sempre, tutti coloro che utilizzano i locali, come dice Don Sergio, sono tenuti a lasciarli in ordine. “Dopo di noi, nessuno”

Grazie a tutti

Sul Vangelo di Luca 5, 1-11: un pescatore tra le note. La canzone di Fabrizio de André

Mariarosa Tabellini

Sul Vangelo di Luca 5, 1-11: un pescatore tra le note. La canzone di Fabrizio de André

All’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso Continua a leggere “Sul Vangelo di Luca 5, 1-11: un pescatore tra le note. La canzone di Fabrizio de André”

La Liturgia di Domenica 10 Febbraio 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

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La Liturgia di Domenica 10 Febbraio 2019  

 V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Commento
Prima di essere la pietra su cui Cristo avrebbe fondato la sua Chiesa, Pietro-Simone è stato colui che ha percorso per intero il cammino pieno di passione impulsiva ed insieme di incertezze verso il suo Signore. Egli è stato in questo modo colui che ha percorso, prima di noi, l’itinerario che a ciascuno di noi è chiesto di percorrere.
Simone era un pescatore: ciascuno ha il suo lavoro e a ciascuno può capitare di faticare nel buio di tante notti e di non prendere nulla.
Ma interviene quella Presenza che chiede di lavorare sulla sua parola, cioè di vivere la propria esistenza all’interno di quell’avvenimento potente che è Cristo Signore e allora il nostro lavoro e la nostra esistenza trovano una fecondità mai prima conosciuta. In questo stesso momento ciascuno di noi percepisce la propria distanza da quell’abbraccio misericordioso ed insieme la propria estrema vicinanza.
Non saremo chiamati a fare altre cose, ma a farle per un altro scopo. Così Pietro continuerà ad essere pescatore, ma da allora in poi sarà pescatore di uomini.
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La trasfigurazione “Marco 9,2-10” – ACCIO IL PAGLIACCIO

Il Pagliaccio

Commento Marco 9,2-10

* C’era una volta un bambino che si chiamava “Accio”… In verità erano stati i suoi amici amici a chiamarlo simpaticamente così, perché il vero nome di Accio era un po’ bruttino e a lui non piaceva per niente. La mamma di Accio si chiamava “Nervosa” e il suo papà “Scontento”. Prima ancora che Accio nascesse i suoi genitori non facevano altro che litigare.

* La mamma era sempre più Nervosa ed il papà sempre più Scontento. La mamma diceva: “Possibile che non ti venga in mente uno straccio di nome da dare a tuo figlio?”. Il papà rispondeva: “Visto che il nostro matrimonio è diventato uno straccio, chiamalo “Straccio”, a me non importa”! E fu così che il protagonista della nostra storia, pur non avendo colpa di nulla, si trovò a nascere nel bel mezzo di una guerra tra il papà e la mamma che, per ripicca l’uno verso l’altro, gli diedero nome Straccio, “Accio” per gli amici, appunto.

* Accio era un bambino buono, ma anche molto nervoso e scontento. Voleva divertirsi con i suoi amici ma dentro di sé c’era sempre una nascosta tristezza a motivo dei suoi genitori. E come se non bastasse, Accio si sentiva in colpa.. in colpa perché credeva di essere la causa dei loro litigi; in colpa perché non riusciva a fare niente per loro; in colpa perché pensava di non essere come i suoi genitori volevano.

* Quando i genitori si separarono, Accio si sentiva davvero uno straccio. Aveva fatto di tutto per tenerli uniti e attirare su di sé un po’ di attenzione: andava male a scuola, faceva la pipì a letto, combinava qualche disastro in casa, si era fatto male con la bicicletta.. Niente! Non era servito a niente. Per fortuna c’erano i sui nonni! Con loro passava molto tempo e con loro si sentiva bene, perché si sentiva molto amato e importante. La nonna era molto religiosa e ci teneva molto che lui imparasse a dire le preghiere. Prima di andare a letto gli leggeva una storia presa dal Vangelo e Accio si addormentava sereno, senza fare i suoi soliti brutti sogni.

* Una sera la nonna gli lesse questo episodio: Gesù si trasfigura davanti ai suoi discepoli. “Cosa significa, nonna, che Gesù si “trasfigura”?”. “Significa che Gesù diventa luminoso come il sole” -rispose la nonna – “Gesù fa vedere ai discepoli la sua natura divina”… “Vuoi dire che Gesù si trasforma?”. “No, Gesù non si tras_forma.. Uno si trasforma quando diventa un’altra cosa da quello che era prima! Gesù, invece, si tras_figura.. cioè fa vedere qualcosa di sé che c’era già prima, ma che i discepoli non riuscivano a vedere. Gesù fa vedere la realtà nascosta dentro di sé.. Gesù è sempre lo stesso ma i discepoli ora riescono a vederlo in un’altra luce, cioè nel modo più bello e più vero”.

* “Accident_accio!” rispose Accio.. che rimase molto colpito da questo episodio. Quella sera, prima di addormentarsi, pregò così: “Gesù, dammi la capacità di vedere la luce nascosta dentro le persone.. Fammi vedere le situazioni tristi in una altro modo: nel modo più bello e più vero”.
E Gesù lo accontentò. Accio cominciò a vedere che dietro i litigi di mamma e papà era nascosta la luce di un grande amore. Accio capì che i suoi genitori lo trascuravano perché erano troppo tristi, non perché non gli volessero bene. E Accio imparò ad osservarli e ad osservare tutte le persone sotto una nuova luce. Non più al modo di Nervosa e Scontento, ma nel modo più bello e più vero cioè quello dei suoi nonni che si chiamavano Fiducia e Ottimismo.

* Accio si mise le scarpe di suo nonno, il vestito di sua nonna, si tinse il naso di rosso, si mise della paglia tra i capelli e divenne Pagli_Accio. Imitava i dispetti che si facevano i genitori e li fece ridere così tanto, ma così tanto, che i genitori videro il loro comportamento sotto una luce nuova. Si ritrovarono l’uno fra le braccia dell’altro senza neanche chiedersi scusa o stabilire chi avesse ragione e chi torto. Accio divenne un grande personaggio di un circo molto famoso. Soprattutto quelli che erano tristi, nervosi o scontenti, dopo averlo visto uscivano ridendo. E ridendo vedevano se stessi e la vita in un altro modo. Una strana, misteriosa, luce fu sempre vista in quel circo, dentro gli occhi di un pagliaccio che, come fa lo straccio, era capace di trasfigurare la tristezza della vita.

Fiabe d’Africa