Sul Vangelo di Luca 5, 1-11: un pescatore tra le note. La canzone di Fabrizio de André

Mariarosa Tabellini

Sul Vangelo di Luca 5, 1-11: un pescatore tra le note. La canzone di Fabrizio de André

All’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso

Venne alla spiaggia un assassino
Due occhi grandi da bambino
Due occhi enormi di paura
Eran gli specchi di un’avventura

E chiese al vecchio dammi il pane
Ho poco tempo e troppa fame
E chiese al vecchio dammi il vino
Ho sete e sono un assassino

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Non si guardò neppure intorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva ho sete e ho fame

E fu il calore di un momento
Poi via di nuovo verso il vento
Davanti agli occhi ancora il sole
Dietro alle spalle un pescatore

Dietro alle spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto d’un aprile
Giocato all’ombra di un cortile

Vennero in sella due gendarmi
Vennero in sella con le armi
Chiesero al vecchio se lì vicino
Fosse passato un assassino

Ma all’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito il pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso

Senza voler fare di Fabrizio De Andrè un santino, e rimanendo sul piano della lettura del testo, “Il pescatore” contiene manifestamente echi evangelici, in un contesto laico che non sopporta di essere piegato a manifesto di qualsivoglia ideologia: il pescatore, il vino e il pane sono parole semplici che da sempre richiamano il lessico evangelico. Inoltre c’è un «assassino» in fuga che dice «ho sete e ho fame» usando le parole del Cristo («Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere», Matteo 25, 35). Il pescatore lo accoglie, lo rifocilla e non gli chiede niente. Infatti, come ebbe a precisare De Andrè a proposito dei “pescuèi”, «qualsiasi cosa gli confidi, loro l’hanno già saputa dal mare». E nemmeno tradisce il fuggiasco all’arrivo dei gendarmi: anzi, mantiene un enigmatico «sorriso» sul viso segnato dal sole, fingendo di dormire. È un pescatore che conosce il vantaggio dell’ironica saggezza di Socrate.
Per chi ha in mente la melodia pacata e quasi elementare della canzone modulata sulla chitarra, non può non avvertire un senso di sereno appagamento nel chiudersi della giornata «all’ombra dell’ultimo sole».
Ora che la croce viene non di rado brandita all’incontrario (non sarebbe la prima volta nella storia…) a mo’ di spada per tenere lontano lo “straniero” in nome di un concetto di “identità” tutto sommato risibile e non coerente coi valori del Vangelo, ora che contro i «pescatori di uomini» (alla lettera: gli operatori delle ong nel Mediterraneo) viene indirizzata indiscriminatamente la macchina del sospetto (la più subdola delle macchine da guerra), il pescatore di De Andrè ci offre una immagine pacificante. Del resto, il samaritano, sempre nel Vangelo di Luca (un forestiero disprezzabile!), non chiese i documenti all’uomo ferito trovato per via prima di soccorrerlo. Come ha scritto papa Francesco: chi sono io per giudicare?
MRT

 

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