La Parrocchia di San Miniato alle Scotte, Sabato 27 Aprile, organizza il Mercatino dell’usato e solidale -Presso la Galleria della Coop di San Miniato

Sabato 27 Aprile, dalle ore 9,30 alle ore 18,00, presso la galleria Coop di San Miniato – Siena, la Parrocchia di San Miniato organizza il Mercatino dell’usato solidale.

La Domenica 28 Aprile, nei locali parrocchiali, il Mercatino dell’usato solidale, rimarrà aperto dalle ore 9,30 alle ore 11,30.

Dal 29 Aprile al 4 Maggio, nei giorni feriali della settimana successiva, il Mercatino rimarrà aperto nei locali della Parrocchia, tutti i giorni, dalle ore 16 alle ore 18,00.

La Liturgia di Domenica 28 Aprile 2019


Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

La Liturgia di Domenica 28 Aprile

    II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Bianco

Commento
Partecipando al sacrificio della Messa, noi ascoltiamo ogni volta le parole di Cristo che si rivolge agli apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Inoltre, imploriamo il Signore di concederci “unità e pace secondo la sua volontà” e di donare “la pace ai nostri giorni”.
Ogni volta che apparve agli apostoli Cristo, dopo aver vinto la morte, augurò la pace, sapendo quanto tutti loro la desiderassero. Nel conferire agli apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo ha portato la pace nell’anima inquieta dell’uomo. L’anima creata da Dio ha nostalgia di Dio. La pace con Dio è il fondamento della pace tra gli uomini. Liberato dalla schiavitù del peccato, l’uomo è in pace, ha l’anima in festa, in pace. La pace regna sui cuori puri. È partendo dalla pace interiore, quella del cuore, appoggiandosi ad essa, che si può stabilire la pace esteriore: in famiglia, fra vicini, in seno alla Chiesa, tra i popoli. Dio chiama tutti gli uomini ad unirsi al suo popolo unico. Il suo desiderio, che è di riunire tutti gli uomini in seno ad un’unica comunità per salvarli, è già espresso nell’Antico Testamento.
Gli Ebrei capirono di essere un popolo unico nella lontana notte di Pasqua in cui Dio li separò dagli Egiziani ed indicò loro la Terra promessa.
La Pasqua viene per ricordare questo avvenimento alle generazioni successive: in questo giorno ogni ebreo ha il sentimento di essere di nuovo condotto fuori dall’Egitto per essere salvato. Allo stesso modo, il nuovo popolo di Dio è nato il giorno di Pasqua, quando la concordia eterna fu rinnovata e suggellata dal sangue del Figlio di Dio. Questo popolo creato da Cristo è precisamente la Chiesa.
Gli uomini assomigliano a piccoli universi, chiusi e segreti. Dio li ha creati così. Ciò nonostante, il Creatore ha dato agli uomini anche il gusto di riunirsi in gruppi, di vivere, di lavorare, di creare in comune. Dio ha voluto allo stesso tempo assicurare loro la salvezza in quanto comunità, la salvezza del suo popolo. Accettare la salvezza promessa da Dio significa nello stesso tempo integrarsi al nuovo popolo riunito da Cristo, in seno al quale tutti usano i medesimi strumenti della grazia, cioè i sacramenti, scaturiti dalla Passione di Cristo.
In diversi momenti, il Nuovo Testamento designa Cristo come il volto visibile di Dio, l’immagine del Padre, il suo segno (Col 1,15; Gv 1,18). Cristo è come un sacramento che significa e trasmette l’amore del Padre. È un segno carico di significato e di forza di salvezza; in lui si trovano riuniti il perdono del Padre e la filiazione. In questo senso, Cristo appare come il primo sacramento nato dall’amore di Dio, la fonte di tutti i sacramenti. I sacramenti possono esistere solamente perché in loro Cristo stesso è presente ed agisce.
Come una madre premurosa, la Chiesa si sforza di spiritualizzare tutta la vita dei suoi figli e delle sue figlie. Vivere la spiritualità, provare la pace dell’anima è tentare di dare un carattere divino al quotidiano attraverso il flusso di grazie, di sapienza, di sentimenti, di consolazione che viene da Dio. Per ottenere la salvezza, egli ci fa pervenire, in un modo o nell’altro, a raggiungere Cristo. Ci fa camminare la mano nella mano con i figli del popolo di Dio, ci dirige verso un destino comune sotto l’egida di Cristo che si occupa di noi, ci perdona, ci santifica e ci concede la pace.
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ORARI DELLE LITURGIE PER LA SETTIMANA SANTA – PARROCCHIA DI SAN MINIATO ALLE SCOTTE – DI BASCIANO E DI VAGLIAGLI-

Nella chiesa di San Miniato alle Scotte, per tutti coloro che si vogliono confessare, nei tre giorni precedenti alla Santa Pasqua, sarà presente Don Paolo.
La presenza sarà quotidiana, nei giorni di Giovedì, Venerdì e Sabato dalle ore 15,00 alle ore 18,00.

Le S. Messe nella Parrocchia di San Miniato:

  • Giovedì Santo alle ore 18,00;
  • Venerdì Santo alle ore 18,00;
  • Venerdì Santo, La Via Crucis, a partire dalle ore 9,15, tempo permettendo si svolgerà per le strade di San Miniato, (Chiesa, Piazza P. Togliatti, percorso dietro la Coop e ritorno alla Chiesa).
  • La sera precedente alla Pasqua, le Liturgie saranno:
  • alle ore 23,15 presso la Chiesa del Corpus Domini di San Miniato;
  • alle ore 19,00 presso la Chiesa di Basciano;
  • alle ore 21,30 presso la Chiesa di Vagliagli.

Venerdì Santo “LA PASSIONE DEL SIGNORE”

“Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov è un romanzo complesso, originale e sorprendente, pubblicato postumo nel 1966, ventisei anni dopo la morte del suo autore. Ambientato in una Mosca soggetta all’occhiuto e dispotico regime sovietico, non perde lo smalto che permette alla grande letteratura di conservare il proprio fascino innalzandosi al di sopra delle contingenze storiche.
Bulgakov compie un’operazione vertiginosa di riscrittura e rielaborazione dei miti fondanti della storia dell’uomo: la lotta tra Dio e il demonio, il conflitto tra Bene e Male, il mito cristiano, cui si aggiungono le fantastiche avventure di Woland/Satana rappresentato nelle vesti di un prestigiatore-mago contornato da assistenti più simili a clowns maligni che a diavoli infernali.
Le storie continuamente si intrecciano in una fantasmagoria di invenzioni ora grottesche ora tragiche. Il Maestro del titolo sta scrivendo un romanzo sulla Passione di Gesù, che verrà stroncato dai censori della casta letteraria sovietica: egli allora, deluso, deciderà di gettare il manoscritto nella stufa, precipitando poi in un gorgo di follia. Ma stralci del romanzo sono comunque recuperati e vengono a costituire in tal modo un romanzo nel romanzo: si tratta quindi di due storie che procedono in parallelo all’interno del libro.
Questo secondo romanzo, però, non ha al centro Gesù, bensì Ponzio Pilato, definito «l’egemone».

Pilato è presentato come un uomo distrutto dall’emicrania, un solitario anaffettivo capace di provare sentimenti di calore solo per il suo cane Bangà. Gesù, che qui ha nome Yehōšua’ Ha-Nozri, ed è un filosofo vagabondo senza dimora (o almeno così pare a Pilato), viene portato davanti all’egemone, che gli chiede che cosa sia per lui la verità.
Questa è la risposta di Yehōšua’:

«La verità innanzitutto è che ti fa male la testa, e ti fa tanto male che vilmente pensi alla morte.
Non solo non hai la forza di parlare con me, ma fai persino fatica a guardarmi. E adesso senza volerlo io sono il tuo boia, il che mi addolora.
Tu non riesci a pensare a niente e sogni soltanto che arrivi il tuo cane, evidentemente l’unica creatura a cui tu sia affezionato. Ma i tuoi tormenti finiranno, il mal di testa passerà».

Così avviene. Il colloquio fra i due procede, e Pilato è turbato dal sospetto di eternità che affiora nelle parole del predicatore vagabondo e dalla sua fiducia nella bontà degli uomini. Non vorrebbe condannarlo, ma le cose vanno come sappiamo: come è raccontato nei vangeli. Yehōšua’ è condotto via e non ci sarà più nessuno a guarire i dolori tremendi di Pilato. La descrizione della passione è assai più cruda e realistica che non quella evangelica, con una variante: i gesti crudeli della spugna intrisa d’aceto e del colpo di lancia nel costato sono trasformati in gesti di misericordia: la spugna disseta, la lancia libera Gesù dalla sofferenza divenuta insopportabile.
Alla sera, Pilato si tormenta: vorrebbe che l’esecuzione non fosse mai avvenuta. L’immagine di Yehōšua’ gli è rimasta talmente impressa che lo rivede in sogno: Continua a leggere “Venerdì Santo “LA PASSIONE DEL SIGNORE””

La Liturgia di Domenica 21 Aprile

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

LA LITURGIA DELLA DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

Commento
Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.
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LA VIA CRUCIS – VENERDI’ 19 APRILE 2019 –

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

Commento
La più grande lezione che Gesù ci dà nella passione, consiste nell’insegnarci che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre.
Spesso, è la “tentazione” di fronte alla sofferenza che ci impedisce di fare progressi nella nostra vita cristiana. Tendiamo infatti a credere che la sofferenza è sempre da evitare, che non può esserci una sofferenza “santa”. Questo perché non abbiamo ancora sufficientemente fatto prova dell’amore infinito di Dio, perché lo Spirito Santo non ci ha ancora fatto entrare nel cuore di Gesù. Non possiamo immaginarci, senza lo Spirito Santo, come possa esistere un amore più forte della morte, non un amore che impedisca la morte, ma un amore in grado di santificare la morte, di pervaderla, di fare in modo che esista una morte “santa”: la morte di Gesù e tutte le morti che sono unite alla sua.
Gesù può, a volte, farci conoscere le sofferenze della sua agonia per farci capire che dobbiamo accettarle, non fuggirle. Egli ci chiede di avere il coraggio di rimanere con lui: finché non avremo questo coraggio, non potremo trovare la pace del suo amore.
Nel cuore di Gesù c’è un’unione perfetta fra amore e sofferenza: l’hanno capito i santi che hanno provato gioia nella sofferenza che li avvicinava a Gesù.
Chiediamo umilmente a Gesù di concederci di essere pronti, quando egli lo vorrà, a condividere le sue sofferenze. Non cerchiamo di immaginarle prima, ma, se non ci sentiamo pronti a viverle ora, preghiamo per coloro ai quali Gesù chiede di viverle, coloro che continuano la missione di Maria: sono più deboli e hanno soprattutto bisogno di essere sostenuti.
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Venerdì Santo (PASSIONE DEL SIGNORE)

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Colore liturgico: Rosso

La celebrazione si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica.
In questo giorno la santa comunione ai fedeli viene distribuita soltanto durante la celebrazione della Passione del Signore; ai malati, che non possono prendere parte a questa celebrazione, si può portare la comunione in qualunque ora del giorno.
Il sacerdote e il diacono indossano le vesti di color rosso, come per la Messa.
Si recano poi all’altare e, fatta la debita riverenza, si prostrano a terra o, secondo l’opportunità, s’inginocchiano. Tutti, in silenzio, pregano per breve tempo.

Commento
La più grande lezione che Gesù ci dà nella passione, consiste nell’insegnarci che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre.
Spesso, è la “tentazione” di fronte alla sofferenza che ci impedisce di fare progressi nella nostra vita cristiana. Tendiamo infatti a credere che la sofferenza è sempre da evitare, che non può esserci una sofferenza “santa”. Questo perché non abbiamo ancora sufficientemente fatto prova dell’amore infinito di Dio, perché lo Spirito Santo non ci ha ancora fatto entrare nel cuore di Gesù. Non possiamo immaginarci, senza lo Spirito Santo, come possa esistere un amore più forte della morte, non un amore che impedisca la morte, ma un amore in grado di santificare la morte, di pervaderla, di fare in modo che esista una morte “santa”: la morte di Gesù e tutte le morti che sono unite alla sua.
Gesù può, a volte, farci conoscere le sofferenze della sua agonia per farci capire che dobbiamo accettarle, non fuggirle. Egli ci chiede di avere il coraggio di rimanere con lui: finché non avremo questo coraggio, non potremo trovare la pace del suo amore.
Nel cuore di Gesù c’è un’unione perfetta fra amore e sofferenza: l’hanno capito i santi che hanno provato gioia nella sofferenza che li avvicinava a Gesù.
Chiediamo umilmente a Gesù di concederci di essere pronti, quando egli lo vorrà, a condividere le sue sofferenze. Non cerchiamo di immaginarle prima, ma, se non ci sentiamo pronti a viverle ora, preghiamo per coloro ai quali Gesù chiede di viverle, coloro che continuano la missione di Maria: sono più deboli e hanno soprattutto bisogno di essere sostenuti.
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14 Aprile 2019 – Si é svolta l’Assemblea dell’Associazione “…a riveder le stelle…”

Domenica 14 Aprile, presso i locali della Parrocchia si é svolta l’Assemblea dei Soci dell’Associazione per l’Africa “a riveder le stelle…”.

Sono intervenuti i volontari che hanno partecipato alla prima missione in Mali, presso l’Ospedale della capitale, facendo un dettagliato resoconto e consentendo ai Soci presenti d’intervenire ed approfondire l’argomento.

2019 04 14 VERBALE ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI

2019 03 RELAZIONE DI MISSIONE 2018 

La Liturgia di Giovedì Santo “Messa in Cena Domini” 18 Aprile 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)
18 Aprile 2019 (ore 18)

Colore liturgico: Bianco

Commento
Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli. Il Maestro manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato – con le sue parole – l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Nella sua vita pubblica, Gesù ha raccomandato più di una volta ai suoi discepoli di non cercare di occupare il primo posto, ma di aspirare piuttosto all’umiltà del cuore. Ha detto e ripetuto che il suo regno, cioè la Chiesa, non deve essere ad immagine dei regni terreni o delle comunità umane in cui ci sono dei primi e degli ultimi, dei governanti e dei governati, dei potenti e degli oppressi. Al contrario, nella sua Chiesa, quelli che sono chiamati a reggere dovranno in realtà essere al servizio degli altri; perché il dovere di ogni credente è di non cercare l’apparenza, ma i valori interiori, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini, ma di quello di Dio.
Nonostante l’insegnamento così chiaro di Gesù, gli apostoli continuarono a disputarsi i primi posti nel Regno del Messia.
Durante l’ultima Cena, Gesù non si è accontentato di parole, ma ha dato l’esempio mettendosi a lavare loro i piedi. E, dopo aver finito, ha detto: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,13-14).
La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa.
Cristo si sacrifica durante la Messa. Ma, per riprendere le parole di san Paolo, egli resta lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8).
I credenti che partecipano al Sacrificio eucaristico cambiano, ma il loro comportamento nei confronti di Cristo è più o meno lo stesso di quello degli apostoli nel momento della Cena. Ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori.
Volgiamo lo sguardo a noi stessi. Chi siamo? Qual è il nostro comportamento nei confronti di Cristo? Dio ci scampi dall’avere qualcosa in comune con Giuda, il traditore. Che Dio ci permetta di seguire san Pietro sulla via del pentimento. Il nostro desiderio più profondo deve però essere quello di avere la sorte di san Giovanni, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
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La Liturgia di Domenica 14 Aprile 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

La Liturgia di Domenica 14 Aprile 2019

DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Rosso

Commento
Festeggiamo oggi l’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme; in ricordo del suo trionfo, benediciamo le palme e leggiamo il racconto della sua passione e della sua morte. È il profeta Isaia con il suo terzo cantico sul servo sofferente di Iahvè che ci prepara ad ascoltare questo passo del Vangelo.
La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della nostra missione di cristiani. Non può esistere un servo coerente di Gesù se non con il suo fardello, come ci ricorda il salmo di oggi.
Ma nella sofferenza risiede la vittoria. “Egli spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano l’antico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: “Per questo Dio l’ha esaltato al di sopra di tutto”. L’intera gloria del servo di Iahvè è nello spogliarsi completamente, nell’abbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale è: “Per questo”. L’elevazione divina di Cristo è nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidarietà con noi, in particolare con i più deboli e i più provati.
Poiché la divinità è l’amore. E l’amore si è manifestato con più forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale è scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre.
“Dopo queste parole egli rese lo spirito”, e noi ci inginocchiamo – secondo la liturgia della messa – e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale è essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dirò al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?
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Caritas di San Miniato – Effettuata raccolta alimentare presso la Simply di viale Toselli. 6 Aprile 2019

Ancora una volta? si le famiglie che assistiamo ogni mercoledì con i viveri a lunga conservazione ed ogni Giovedì con frutta e verdura, nonostante le partenze e subito nuovi arrivi, prevalentemente nel quartiere di San Miniato sono n. 25.
L’impegno alla Simply ovviamene é stato ridotto rispetto alla Coop delle Grondaie, quindi siamo riusciti a gestire la raccolta al meglio.
Abbiamo raccolto ql. 12 che si aggiungono alla parte che prendiamo in caso di necessità dall’ultima alle Grondaie (ma il grosso ci sembra opportuno lasciarlo alle varie altre Caritas Diocesane).
Ancora una volta grazie al buon cuore che sempre riscontriamo in Parrocchia, grazie a chi é stato presente ed anche a chi ci sostiene sempre anche se per altri impegni questa volta non ha potuto essere presente.

Grazie

Ancora San Paolo: …”Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte é la carità!

La Liturgia della Domenica 7 Aprile 2019

Parrocchia in San Miniato alle Scotte – Siena
Chiesa del Corpus Domini

La Liturgia di Domenica 7 Aprile 2019

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola

Commento
E’ vicino il momento in cui Cristo farà la rivelazione più radicale – e la più incomprensibile per l’uomo – della sua potenza: morire sulla croce. È uno “scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani” (1Cor 1,23).
Già prima Gesù aveva parlato ai suoi discepoli della croce, che li stupì e confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l’uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. Ma Gesù diceva loro: “I re delle nazioni… e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così” (Lc 22,25). E i farisei che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l’occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi.
In primo luogo Gesù mette in evidenza l’ipocrisia dei farisei: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine – e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere.
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