Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini

mariarosa tabellini

 

In letteratura, la ricorrenza della Pentecoste è inevitabilmente legata alla “Pentecoste” di Alessandro Manzoni, splendido tra gli Inni Sacri: poesia alta e nobile, che tuttavia sconta una presenza ingombrante nei programmi liceali, destinata a sfociare in una conseguente frettolosa rimozione.
Meglio quindi attingere a un altro poeta, e a un’altra esperienza. Questa poesia di David Maria Turoldo è assai più breve, e si avvale di un linguaggio semplice che non necessita di note e postille. Per fortuna: perché il contenuto ha uno spessore mistico così forte che mi parrebbe troppo ardito tentare di commentarla. Mi limito quindi a una breve presentazione.
La scena è quella nota descritta negli Atti degli Apostoli radunati nel cenacolo («la camera alta»). Qui, alla presenza di Maria e dei discepoli, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso»: nasce la Chiesa, una e molteplice. Il poeta rivolge a Maria una preghiera: che «sia Pentecoste perenne», sulla Chiesa, ma anche sui popoli tutti. (Ne abbiamo bisogno…)

Sia Pentecoste perenne

La camera alta è tutta splendore:
la sua pietà ci raduni ancora,
in unità qui convengano i popoli.

Madre, rivelaci il grande principio
poiché già da allora eri evocata
quando le cose nel Verbo creava.

Madre, disponi pur noi ad accoglierlo,
a rivestirlo di splendida carne,
resi fecondi con te dallo Spirito.

O madre, fa che la Chiesa continui
la sua preghiera concorde, unanime,
perché continui lo Spirito a scendere.

Madre, nel nuovo principio assistici,
e il mondo intero intenda le voci,
e gioia torni a riempire la terra.

O madre, sia pentecoste perenne,
e il santo fuoco consumi ogni male,
sia come il vento una libera Chiesa.

Tu del creato la santa bellezza,
tu della fine dei tempi figura,
tu l’arca viva dell’unico uomo.

(Dalla raccolta “Santa Maria”)

Friulano, nato nel 1916, Giuseppe Turoldo entra giovanissimo nel convento dei Servi di Maria a Isola Vicentina, e pronuncia i voti solenni nel 1938. È l’inizio di una vita di studi e di preghiera che non trascura tuttavia l’attenzione alla politica e alla società: durante l’occupazione nazista Turoldo collabora nelle attività della resistenza e sostiene il progetto del villaggio di Nomadelfia fondato nell’ex campo di concentramento di Fossoli da don Zeno. Dalla fine degli anni quaranta comincia a pubblicare le sue poesie. Ma è una persona scomoda: costretto a continue peregrinazioni in Italia e all’estero, nel ’64 riceve finalmente il consenso per aprire un’esperienza religiosa comunitaria nuova: la Casa di Emmaus a Sant’Egidio in Fontanella, nel bergamasco, che si occupa di ospitalità con l’apporto dei laici. Malato da tempo, David Maria Turoldo muore nel 1992 a Milano. I funerali vengono celebrati dal cardinale Carlo Maria Martini, che ne consacra l’attività di religioso e di intellettuale.

Maria Rosa Tabellini

 

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