LA PREGHIERA DI UNA MADRE

«Signore, insegnaci a pregare» (Luca, 11, 1-13)
LA PREGHIERA DI UNA MADRE

LA MADRE

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

(in G. Ungaretti, Vita d’un uomo, Tutte le poesie, a cura di L. Piccioni, Mondadori, Milano, 1986)

PARAFRASI

E quando il cuore, con il suo ultimo battito, avrà fatto cadere il muro d’ombra (è il limite della vita ovvero quel qualcosa che, impalpabile e labile come un’ombra, ci divide da Dio e dall’eternità) per condurmi, madre, davanti al Signore. Come  quand’ero bambino (Come una volta) mi terrai per mano.
In ginocchio,  decisa (risoluta nel voler ottenere il perdono per il figlio), resterai immobile come una statua (sarai una statua – aspettando il giudizio divino) di fronte a Dio, nello stesso atteggiamento in cui ti vedevo in vita [quando si raccoglieva in preghiera – come…in vita ].
Alzerai tremante le braccia al cielo come quando morendo (come quando spirasti) dicesti: eccomi mio Dio (nella madre vi è la stessa ansia di salvezza per il figlio provata per se stessa in punto di morte).
E solo quando Dio avrà espresso il suo perdono (m’avrà perdonato: il soggetto è Dio), desidererai guardarmi.
Allora ricorderai di avermi atteso a lungo e finalmente ti sentirai sollevata e serena (un rapido sospiro = un sospiro di tenerezza e di sollievo per l’avvenuto perdono).

Questa poesia di Giuseppe Ungaretti, notissima, fu composta nel 1930, in ricordo della madre, morta nel 1926. La madre di Ungaretti era una donna energica e determinata, che gestiva un forno per il pane ad Alessandria d’Egitto, dove si era trasferita dalla nativa Lucchesìa e dove il poeta nacque. Un lavoro che, dopo la morte prematura del marito, quando Giuseppe aveva appena due anni, ricadde tutto sulle sue spalle, insieme alla gestione della casa e dei figli. Priva di tenerezze – a detta del poeta – la donna si occupò però dei figli con «somma cura», ed ebbe una religiosità profonda e consapevole, mai invadente. La ritroviamo con tali caratteristiche in questo ritratto che le dedica Ungaretti, ormai divenuto poeta di fama, in una lirica poi raccolta in “Sentimento del tempo” (1933): è l’immagine di una madre che, anche nell’Al di là, non ha smesso di pregare per il figlio, con quella fiducia semplice e severa che ben si attaglia alle parole del Cristo: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato».

La poesia è composta di cinque strofe in cui si alternano endecasillabi e settenari senza rima. La struttura è simmetrica, e corrisponde al rigore della figura materna che vi è rappresentata: ogni strofa coincide con un periodo e con un gesto compiuto dalla madre, definita «una statua davanti all’Eterno», immagine che riproduce icasticamente la determinazione del suo carattere.
Nella memoria del poeta, la madre conserva nell’Al di là gli stessi atteggiamenti che aveva in vita: la poesia si pone in tal modo come un ponte tra la vita e la morte, e anche il poeta sembra condividere con la madre la stessa solida fiducia nel ricongiungimento ultraterreno. Il componimento acquista così una intonazione solenne, ben diversa dalle forme spezzate e dai “versicoli” di “Allegria di naufragi”, la raccolta pubblicata nel 1919, sull’onda dell’esperienza tragica della guerra.
maria rosa tabellini

 

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