FEBBRAIO 2020 – IN TERRASANTA CON DON BENEDETTO ROSSI

Dal 20 al 28, con la guida saggia ed impeccabile di Don Benedetto Rossi, don Sergio, un gruppo di trenta parrocchiani e conoscenti di Don Benedetto, hanno partecipato al pellegrinaggio in Terrasanta.

Il giorno 20 Febbraio, arrivo a Nazareth ove in notturna, con l’emozione che ha cancellato la stanchezza, è stato possibile visitare la Basilica inferiore che accoglie la parte scavata, della “Grotta dell’Annunciazione”.

Il giorno 21 febbraio, alle ore 6,30 partenza per il Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione di Gesù (Lc. 9,28-36), acquisito dai cristiani nel 1631, poi Korazim (Gesù insegna e guarisce Mt. 4,23), il Monte della Beatitudini (Mt. 5,1-12) e Tabga con il luogo in cui si svolsero due episodi dei Vangeli: la moltiplicazione dei pani e il terzo incontro di Gesù con i suoi discepoli dopo la Resurrezione (Mc 6,30-44; Mt 28,16-20). (Foto, cortile della Chiesa della Moltiplicazione).

Primato di Pietro, in prossimità del Lago di Tiberiade, all’interno di un giardino curatissimo si erge la chiesa che ricorda l’episodio del primato di Pietro nel gruppo di Apostoli e della chiesa (Gv 21,1-19). (Foto)

E’ seguita la visita a Cafarnao, con la messa alle 15,00 celebrata da Don Sergio ed omelia di Don Benedetto, nella Chiesa ottagonale sopraelevata e costruita a copertura della casa di Pietro, ove avvenne la guarigione del paralitico (Mc.2,11-12). Cafarnao è la città di Gesù – centro della predicazione in Galilea. (Foto chiesa sopra la casa di Pietro)

A lato della Casa di Pietro si vedono ben conservati i resti di una sinagoga costruita con colonne di marmo, risalente al IV secolo, costruita sopra la sinagoga fatta costruire dal centurione (Lc 7,1-10). (Foto della Sinagoga)

Tornati a Nazareth è stato possibile visitare il museo della Basilica dell’Annunciazione, ove sono conservati molti reperti archeologici dell’antico villaggio di Nazareth, risalenti quindii all’epoca di Maria. (Foto: Ingresso Basilica superiore) Pernottamanto a Nazareth

Il 22 Febbraio partenza per Bet Shean ed ingresso in Giordania, visitata Um Qais – Jerash, ove le meravigliose colonne romane realizzano il Cardo massimo (Foto), tra i due archi, ancora intatti, di Adriano o porta sud e l’arco nord, con al centro il foro ovale, oltre al meraviglioso anfiteatro settentrionale. (Foto del foro)

Presso le rovine della Chiesa di San Giorgio, prospicente un muro che ricorda la chiesa dei Santi Cosma e Damiano . Don Benedetto ha potuto celebrare la Santa Messa (Foto del sito).

Giunti ad Amman visita dell’acropoli dell’antica Filadelfia Amman, una delle città della decapoli, siamo saliti alla cittadella, nel cuore della città più popolare, dove si trovano gli edifici principali del sito: il Tempio di Ercole (nella foto piccola), una chiesa bizantina ed il palazzo degli Omayydi.
Chiesa bizzantina (Foto grande)

Ricco il museo che raccoglie tanti reperti relativi agli usi e costumi di Amman nelle varie epoche dal paleolitico all’età del ferro ancora visibili nel sito sono quelli di epoca romana, bizantina e omayyade. Pernottamento ad Amman

23 Febbraio Um er Rasas. La maggior parte del sito archeologico non è ancora stata portata alla luce; ciò che è emerso comprende un accampamento militare ed alcune Chiese che presentano splendidi pavimenti a mosaico.
Il sito scavato da P. Michele Piccirillo, ha riportato alla luce l’antica città biblica di Kaston Mepha. (Foto del Sito)

Di particolare pregio è il mosaico della chiesa di Santo Stefano, ove Don Benedetto ha celebrato la Santa messa. Qui sono rappresentate le città della Terra Santa ad Est ed Ovest del Giordano, per la sua importanza il pavimento musivo è paragonato a quello della carta di Madah. (Foto)

Dopo pranzo al Wadi Ram con corsa nel deserto sui gipponi dei “beduini”, ove don Sergio si distingue per il colbacco scuro con cappotto molto intonato che lo mimetizza nella sabbia.
Sabbia rossa e rocce bruciate dal sole e dal vento. All’interno di una gola i beduini ci sono venuti incontro con incenso profumatissimo e ci hanno offerto il the, mentre acquistavamo le spezie. Pernottamento a Petra.

Nel Wadi Ram con i gipponi

Il 24 Febbraio l’atteso ingresso nel Siq di Petra, fondata nel IV secolo a.C. dai nabatei, tribù nomade proveniente dall’Arabia antica, che dopo vari terremoti fu dimenticata da tutti tranne che dai beduini locali e riscoperta da un giovane esploratore orientalista nel 1912.
Grande apprensione nell’attraversare il Siq, ove il giorno precedente, per la caduta di una roccia, é avvenuto un grave incidente ad un italiano.

Al temine dei 1200 mt. del Siq ci appare la facciata del “Tesoro”, scolpita nell’arenaria ricca di ferro che ospitava la tomba del re nabateo Aretas III. Quì ci siamo raccolti per un contribuito con foto di gruppo, recuperata al ritorno già stampata. (Nella foto “la Cattedrale”)

Alcuni pellegrini si sono spinti sull’altura del Sacrificio, altri visitano le molte tombe ed abitazioni dei nabatei, ove per l’umidità capillare, sui soffitti, si rilevano delle colorazioni stratificate bellissime.
 Oltre il teatro, costruito dai nabatei ed ampliato dai romani, si trova la strada colonnata che conduce verso il grande tempio nabateo del I° secolo a.C. (Foto: il Teatro)

La messa è celebrata da Don Benedetto, sul luogo dell’antica basilica del V° sec. Pernottamento ad Amman.

Il 25 febbraio, a Madaba, città della Giordania, sorta sull’antico sito biblico di Medhao Medeba.
Durante la costruzione della chiesa di San Giorgio, fu scoperto, nel 1890, il più celebre mosaico bizantino.
Il mosaico è stato chiamato Mappa di Terrasanta, poiché raffigura l’itinerario per raggiungere Gerusalemme ed è corredato di 157 didascalie, che segnano i principali siti biblici, attraverso oltre centocinquanta località.

Tornando verso Gerusalemme, la salita al monte Nebo “«Poi Mosè salì dalle pianure di Moab sul monte Nebo, in vetta al Pisga, che è di fronte a Gerico. E il Signore gli fece vedere tutto il paese:……. il bacino del Giordano e la valle di Gerico, città delle palme, fino a Soar.»”.Nel Battistero della basilica, ove con preziosi mosaici é raffigurato il memoriale di Mosé, Don Sergio ha celebrato la messa, Don Benedetto con l’omelia ha commentato le sacre scritture.

Di fronte al Battistero, Giovanni Paolo II piantò un ulivo nel Marzo del 2000 (Foto).

Sul balcone del Nebo svetta il “serpente di bronzo”, un monumento in ferro battuto dell’artista fiorentino Gian Paolo Fantoni. Esso ricorda un altro episodio della Bibbia (Numeri 21) quando Dio, in seguito alle lamentele per la durezza del viaggio nel deserto, manda fra gli Israeliti dei serpenti velenosi che mietono numerose vittime.

Gerico (Gs 6; Mc 10,46-52; Mt 20,30ss; Lc 19,1-9), considerata la città più antica al mondo, è situata presso le rive del Giordano (Mc 1,9-11), ove ricevette il battesimo Gesù Cristo. (Foto)

Rientrati in Israele attraverso il ponte di Allemby, con molta apprensione per le notizie sulla diffusione del Coronavirus che provenivano dall’Italia, alcuni pellegrini hanno potuto raccogliere le acque del Giordano, davanti al luogo del battesimo di Gesù (Qasr el lehud).

Al rientro abbiamo ammirato Gerusalemme dal Monte degli Ulivi, ove Don Benedetto ci ha condotto presso una tomba, in cui se pur in modo contenuto, si vede come veniva allestita la chiusura della camera mortuaria, mediante lo scorrimento di una pietra rotonda.

La passeggiata prosegue verso il Getsemani (Mt 26,30-56) (Foto), chiamato anche l’Orto degli Ulivi, che si trova alle pendici del monte degli ulivi ed è il luogo in cui, secondo i Vangeli, Gesù si ritirò prima della sua cattura.
Visitiamo la zona della Chiesa del Dominus Flevit, luogo acquistato dai Francescani nel 1889.
Gli importanti scavi condotti dai francescani nel 1953-55 (padre Bagatti) scoprirono i resti di un’antica necropoli, risalenti all’epoca romana e bizantina: un complesso di tombe con sarcofagi e ossuari. Pernottamento a Gerusalemme.

26 Febbraio, Betlemme, mentre alcuni parrocchiani erano raccolti in una seconda grotta, per la Santa Messa, officiata da don Benedetto, don Sergio ha potuto celebrare, all’interno della natività (Lc 2,1-5), con 15 pellegrini (scelti in ordine di età).

E’ stato un bellissimo momento di raccoglimento con l’imposizione delle ceneri, per poi ritrovarsi nel cortile della basilica. In fila controllata tutti i pellegrini sono scesi all’interno della grotta tramite uno stretta apertura, che conduce sotto la basilica.

Caratteristiche le grotte della Madonna del Latte (Foto), poi visita al campo dei pastori (all’interno di una grotta, incastonati nel calcare vi sono varie rappresentazioni della sacra famiglia e natività).

Sulle alture di Gerusalemme il villaggio di Ein Karem è il luogo della Visitazione (Lc 1,39-56), dove Maria madre di Gesù visitò sua cugina Elisabetta prima della nascita di Giovanni.

26-02-el-karem-10

Sulla facciata della chiesa, un bel mosaico riproduce Maria su un asino, scortata da angeli, sulla strada da Nazaret alla campagna ondulata della Giudea, nella quale si trova Ein Karem (Luca 1,39).

Dopo pranzo rientro a Gerusalemme, alloggiamo nel quartiere Ebraico, presso la porta di Sion o di Davide.
Prima di cena, don Benedetto ci ha scortati dentro il Suk per raggiungere il Santo Sepolcro, ormai chiuso, ma meta continua di pellegrini di tutto il mondo cristiano. Pernottamanto a Gerusalemme

Dopo cena, parte del muro occidentale di ciò che rimane del grande recinto sacro del Tempio di Erode; la parte visibile di questo muro è comunemente detta anche “Muro del pianto”. Pernottamento a Gerusalemme.

27 Febbraio, sveglia per tutti alle 5,30, dopo colazione, attraverso il suk in direzione del Santo Sepolcro, ove alle ore 9,00 don Benedetto celebra la messa al calvario posto all’interno della Basilica, mentre accanto una fila continua di pellegrini si accinge in adorazione al punto esatto ove venne alzata la croce.

Grazie all’orario, senza fare troppa fila, ad uno ad uno si entra nel Santo Sepolcro.
E’ con l’emozione dei bimbi il primo giorno di scuola, che possiamo venerare e toccare per un attimo, la pietra ove è stato deposto Gesù Cristo.

Attraverso il quartiere ebraico, superando con un ponte la zona del muro del pianto, si apre la spianata del Tempio, attraversata la quale giungiamo alla porta dei Leoni o di Santo Stefano, attraverso di essa giungiamo alla chiesa di Sant’Anna e alla piscina probatica, utilizzata per lavare gli agnelli prima del loro sacrificio al Tempio (Gv 5,1-18).

Ripreso il cammino nella città vecchia, iniziamo la via dolorosa, ci fermiamo nel convento delle suore di Sion, dove visitiamo la piscina dello Struzion da dove partì l’assalto alla Torre Antonia e quindi alla conquista di Gerusalemme da parte di Tito.
Visitiamo all’interno anche il grande lastricato che faceva parte di una piazza sulla quale Adriano aveva fatto costruire un arco di trionfo  dopo la vittoria della seconda guerra giudaica

Seguiamo il percorso della via dolorosa, sostando alle stazioni raffigurate a muro, fino a raggiungere la IX stazione in cui si ricorda l’ultima caduta del Signore, a pochi metri dalla basilica del Santo Sepolcro, all’interno del quale sono collocate le ultime cinque stazioni. Siamo scesi attraverso un’ampia scalinata all’interno della cappella di Sant’Elena.

Usciti dalla porta di Sion siamo giunti alla chiesa di San Pietro in Gallicantu, da dove abbiamo ammirato la parte sud del tempio di Gerusalemme, la valle della geenna e il campo dei vasaio comprato con i soldi del tradimento di Gesù per la sepoltura degli stranieri.

Dal cenacolo, ove Gesù istituiti l’Eucarestia (1 Cor 11,23-25) ed apparve ai discepoli dopo la resurrezione (Gv 20,19-29), si scende al piano terra ove é possibile accedere, con due ingressi diversi uno per gli uomini l’altro per le donne, alla “cosiddetta” tomba di re David, che oggi funziona come una sinagoga.

Il pomeriggio, dopo un ultimo sguardo dall’alto a Gerusalemme, quasi tutti in gruppo compatto, siamo nuovamente entrati nell’infinito dedalo di viuzze del suk, per l’acquisto delle spezie e dei prodotti locali.
Non sono mancate estenuanti trattative sul prezzo di acquisto e quando vieni dall’Italia il primo complimento, che ti fanno: “sei un mafioso”. Qualcuno ha risposto: “si e di quelli tremendi! “.

Grazie per la settimana “archeologica”, di cultura, di storia e di fede che Don Benedetto ci ha fatto vivere. Anche chi ha avuto difficoltà, momentanea a stare al passo, ha espresso con soddisfazione e compiacimento il piacere di avere vissuto un’esperienza unica.

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