PARROCCHIA DEL “CORPUS DOMINI” IN SAN MINIATO ALLE SCOTTE – DON SERGIO PRESENTA LA SACRA FAMIGLIA – di Pierluigi Olla-

Nella dottrina cristiana la Sacra Famiglia è stata sempre ritenuta un modello fondamentale della famiglia umana. I legami di affetto, di amore, di comprensione che le famiglie umane sono chiamate a rinnovare continuamente, sono particolarmente espressi e vissuti nella Sacra Famiglia

EPIFANIA DEL SIGNORE – UNA POESIA DI DAVID MARIA TUROLDO (da Maria Rosa Tabellini)

EPIFANIA DEL SIGNORE

Una poesia di David Maria Turoldo per il 6 gennaio

EPIFANIA

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.

Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!

Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!

Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.

Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

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IL NATALE FERROVIARIO DI ANDRÉ FRÉNAUD (da Tabellini Maria Rosa)

IL NATALE FERROVIARIO DI ANDRÉ FRÉNAUD

San Giuseppe non aveva mai visto locomotiva
e aveva paura di perdere i biglietti.
Era una sera di grandi partenze, la stazione febbrile
di folla e di fischi, di luci.
Giunti troppo presto, s’erano gingillati al buffet…
Non avevano prenotato i posti,
e ci fu anche chi disse che avessero sbagliato treno.

Nessuno ad augurargli buon viaggio.
Gli amici non erano stati avvertiti.
Vomitando fumo giallo e turchino come un drago
il treno cambiava binario agli scambi,
e ancora cambia, va più svelto, va.
Scompaiono i sobborghi e i segnali.

In piedi nel corridoio. Chi avrà compassione
d’una donna incinta e così bella e che geme?

Nello scompartimento vicino alcuni zeloti
s’accapigliarono spartendosi le provviste.
Dei richiamati facevano i finti tonti.
Un pubblicano tronfio d’esose esazioni
e la sua signora, una negra bellissima,
occupavano i posti d’angolo sul corridoio.
Un gran sacerdote faceva finta di leggere.

Un treno passa fragoroso e il bambino
già ne sbigottisce nella notte materna.
Via dritti per la gran distesa, nevica, piove, che importa,
fa caldo sui ponti rumoreggianti
quando rinfresca l’aria il fiume attraversato.
Già il tempo s’addormenta e le città diradano.
Foreste son superate e borghi, la valle rimonta.
Alle stazioni sconosciute le sbarre
s’abbassano e si rialzano nella campagna
arrotondata di lassù dalla volta stellata.
il canto degli angeli attutito dalle nuvole
non ce la fa a trapassare i boati del vagone.
La Vergine chiude gli occhi contro il vetro, vede.

– Tutti scendono – Albeggia.
San Giuseppe ha radunato le valigie.
Il ferroviere apre gli sportelli.
Sul marciapiede l’asino e il bue
son pronti e già parlottano.
Ah, dice Maria, umilmente
è qui che ha da compiersi la parola.

(da A. Frénaud, “Il silenzio di Genova e altre poesie”, Einaudi, Torino 1967, traduzione di Giorgio Caproni)

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Dinanzi al Bambin Gesù, pensando ai troppi innocenti che nascono, derelitti, nel mondo – Poesia di Giorgio Caproni (da Maria Rosa Tabellini)

La nascita di Gesù nella prospettiva dolente di Giorgio Caproni

Il racconto della nascita di Gesù è patrimonio di tutti e come tale non smette di fornire spunti di riflessione per artisti e poeti anche al di fuori della prospettiva propriamente religiosa, grazie alla forte carica di umanità che si sprigiona dalla storia di quel bambino nato nel silenzio caldo e umile di una stalla, come ci è stato tramandato dai Vangeli.

Riflessa nella figura del bambino Gesù, Caproni, da agnostico tormentato qual era, riconosceva l’immagine desolata dei tanti bambini che nascono nella povertà, nel gelo e nel timore, in questa Terra guastata all’ingiustizia e dall’indifferenza.

a Valerio Volpini
Nel gelo del disamore…
senza asinello né bue…
Quanti, con le stesse sue
fragili membra, quanti
suoi simili, in tremore,
nascono ogni giorno in questa Terra guasta!…
Soli
e indifesi, non basta
a salvarli il candore
del sorriso.
La Bestia
è spietata. Spietato
l’Erode ch’è in tutti noi.
Vedi tu, che puoi
avere ascolto. Vedi
almeno tu, in nome
del piccolo Salvatore
cui, così ardentemente, credi
d’invocare per loro
un grano di carità.

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29 Novembe 2020 – IL CARDINALE AUGUSTO PAOLO LOJUDICE – LE CAMPANE DI SAN MINIATO

” Non sono un principe, resto don Paolo ”
” All’inizio la nomina mi ha creato turbamento, ora provo grande tranquillità “

Domenica 29 Novembre 2020
Carissimo popolo di Dio della Diocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa, Montalcino

In occasione del concistoro indetto da papa Francesco e celebrato ieri ho avuto, come tutti sapete, l’onere e l’onore di essere tra i cardinali da lui nominati a servizio della Chiesa universale.
Papa Francesco, lo sappiamo, è imprevedibile, ma ho accolto l’annuncio con grande serenità.
Si uniscono in questo momento sentimenti di preoccupazione, di stupore, di meraviglia ma anche di profonda gratitudine.
Mi colpisce e in un certo senso mi commuovi, la fiducia del papa, che ritrovo ancora una volta dopo la nomina a vescovo, 5 anni fa.
All’epoca gli avevo chiesto: “E’ sicuro Papa Francesco, di farmi vescovo? Io sono solo un prete e mi piace farlo”. “Tu non ti preoccupare …..sono io che voglio questo: vai avanti…..e non ti dimenticare dell’umiltà e dei poveri……”

POESIA SU LITURGIA DI DOMENICA 29 NOVEMBRE – da Maria Rosa Tabellini

VEGLIATE DUNQUE: VOI NON SAPETE QUANDO IL PADRONE DI CASA RITORNERÀ (MC 13, 33)

Sono numerose le esortazioni a vegliare che Gesù rivolge ai suoi discepoli, e lo fa con forza in particolare nel passo del Vangelo di Marco, 13, 33-37, parlando nella prospettiva del fine ultimo: State all’erta – dice – perché il ritorno del Figlio dell’uomo è imprevedibile.
Vegliare, rinunciare al sonno, stare in guardia sono espressioni che assumono un valore metaforico ben definito anche al di fuori del contesto propriamente neotestamentario, laddove alludono all’importanza di vivere la vita con la consapevolezza che sia un dono prezioso. Questa poesia di Angelo Maria Ripellino esprime limpidamente il significato della “vigilanza” da un punto di vista laico e profondamente umano: «Vivere è stare svegli», dice.
Angelo Maria Ripellino

VIVERE È STARE SVEGLI

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.
Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

(da “Non un giorno ma adesso”, in “Poesie. 1952-1978”, Einaudi, Torino 1990)

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POESIA SU LITURGIA DELLA DOMENICA 1 NOVEMBRE 2020 – da Maria Rosa Tabellini

Gesù si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito” (Mt 5,2-3) – Domenica 1° novembre 2020.

Gesù in questa occasione non parla attraverso parabole, ma, seduto davanti alla folla e guardando – immaginiamo – negli occhi di ciascuno, “insegna” ciò che deriva dall’esperienza, meditata ed elaborata. Le sue, infatti, non sono affermazioni apodittiche, ma accompagnate ognuna da una motivazione, da un “perché”. E non si tratta di esortazioni occasionali: non basta comportarsi per qualche volta con mitezza, o compiacersi di un atto di misericordia compiuto verso qualcuno, bensì “essere” miti, “essere” misericordiosi, e così via. È una condizione dell’esistenza che ci appare semplice ed essenziale, ma anche, allo stesso tempo, ardua e sfuggente. Le beatitudini offrono infatti un insegnamento contro corrente: che la semplicità della vita può bastare a sé stessa.
A commento, mi piace inserire questa poesia, semplice ed essenziale anch’essa, di Claudio Damiani, un poeta contemporaneo capace di uno sguardo puro e profondo sulle cose. Non a caso, la raccolta poetica da cui traggo questa lirica si intitola semplicemente “Poesie”. (Maria Rosa Tabellini)

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POESIE PER NATALE – IOSIF BRODSKI

Mariarosa Tabellini

POESIE PER NATALE
IOSIF BRODSKIJ

24 DICEMBRE 1971

Siamo tutti a Natale, un po’ Re Magi.
Negli empori, fanghiglia e affollamento.
La gente, carica di mucchi di pacchetti,
mette un bancone sotto accerchiamento
per un po’ di croccante al gusto di caffè
così ciascuno è cammello e insieme re.
Reticelle, sacchetti, borse della spesa,
colbacchi e cravatte che vanno di traverso.
Effluvi di vodka, odori di pino e baccalà
e di cannella, mandarini e mele.
Marea di volti, e per via del vento misto a neve
il sentiero verso Betlemme non si vede.
Quelli che portano i modesti doni
saltano sui mezzi, sfondano i portoni,
spariscono negli abissi dei cortili,
eppure sanno che la grotta è vuota:
niente greppia, né un bue con l’asinello,
o Colei che circonfusa è da un aureo anello.
Il vuoto. Ma basta immaginarlo con la mente,
e dal nulla, di colpo un guizzo luminoso.
Deve saperlo Erode che quanto più è potente,
tanto più certo, ineludibile è il prodigioso evento.
La costanza di tale affinità è il meccanismo fondante della Natività
E adesso ovunque festeggiano
il Suo avvento, mettendo tutti i tavoli vicino.
Ancora non serve la stella nel turchino,
ma già si può vedere da lontano
la buona volontà di ogni figlio d’Adamo,
mentre i pastori attizzano i falò
Fiocca la neve: non fumano i comignoli
sui tetti, squillano invece. I volti come macchie.
Erode beve. Le donne nascondono i piccini.
Chi sta giungendo – non si sa mai:
ignoriamo i presagi, e il cuore sull’istante
potrebbe non ravvisar un forestiero nel viandante.
Ma quando, nel gelo della porta spalancata,
una figura avvolta nello scialle emerge
dalla foschia fitta della notte,
senti esistere in te senza vergogna
il Bambino e lo Spirito Santo;
poi guardi il cielo ed eccola, la Stella.

(da Poesie di Natale, Adelphi, Milano 2004 – Traduzione di Anna Raffetto) Continua a leggere POESIE PER NATALE – IOSIF BRODSKI

IL PRESEPIO DI IOSIF BRODSKIJ – POESIA

IL PRESEPIO DI IOSIF BRODSKIJ

Siamo soliti osservare il presepio da spettatori esterni della scena, ammirandone le figurine, il paesaggio, la magia della composizione, forse ricercandone l’incanto dell’infanzia. Iosif Brodskij, poeta russo che ha conosciuto il freddo e la fatica dei lavori forzati in Sibera, ci invita invece a contemplare il presepio da un’angolazione diversa: da dentro, alla luce di un fiammifero che evoca il fuoco acceso in quella notte, le ombre sulla parete. Ci esorta a immaginare il freddo che filtra dalle fessure dell’impiantito, la fame nelle scodelle vuote, la fatica nelle pieghe dei vestiti malridotti; a immaginare i magi non issati su maestosi cammelli, ma su modesti carretti cigolanti, al suono di stonate sonagliere (non era ancora il tempo di gloriose campane per quel bimbo nel freddo della grotta). Allora sì, possiamo comprendere che Dio si incarna nella povertà, negli ultimi della terra, lontano dallo scintillare degli spettacoli, dal luccichio degli ori, dall’onore dei potenti. (Maria Rosa Tabellini) Continua a leggere IL PRESEPIO DI IOSIF BRODSKIJ – POESIA

LA PARROCCHIA DI SAN MINIATO ALLE SCOTTE IN PELLEGRINAGGIO DIOCESANO AD ASSISI – 4 OTTOBRE 2019 – FESTA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI – OFFERTA DELLA REGIONE ECCLESIASTICA TOSCANA DELL’OLIO VOTIVO

Nel corrente anno 2019, in occasione della Festa di San Francesco d’Assisi, il giorno 4 Ottobre, sarà la Regione Ecclesiastica Toscana ad offrire l’olio per la lampada votiva presso la Basilica di San Francesco in Assisi.

La Curia ha messo a disposizione n.30 posti circa (attualmente siamo a n.33).
Con riserva di poter ottenere qualche posto in più, chi vuole può ancora iscriversi, nella speranza di poter aumentare la disponibilità per la parrocchia. Tutti coloro che vogliono partecipare, possono iscriversi, chiedendo a Don Sergio, di essere inseriti nella lista, oppure direttamente tramite “contatti” nella Home Page o tramite mail: sanminiatoscotte@gmail.com

La Diocesi ci chiede l’elenco dei partecipanti.

Ogni anno le diverse regioni italiane si alternano in questo gesto di omaggio al Patrono d’Italia, la Conferenza Episcopale Toscana ha affidato ai vescovi Rodolfo Cetoloni (Grosseto) e Giovanni Roncari (Pitigliano.Sovana.Orbetello) entrambi francescani, il compito di coordinare tutta la fase di preparazione.
Le iniziative in programma, sono state da loro presentate insieme al cardinale Giuseppe Betori nei locali della Curia arcivescovile di Firenze, scrivendo per l’occasione: ” Con cuore fraterno e paterno invitiamo tutti gli uomini e le donne della Toscana, i fedeli e le popolazioni delle nostre terre con le loro istituzioni, a rispondere generosamente e di persona a questo invito:”

“Quest’anno la Toscana da San Francesco”

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Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini

mariarosa tabellini

 

In letteratura, la ricorrenza della Pentecoste è inevitabilmente legata alla “Pentecoste” di Alessandro Manzoni, splendido tra gli Inni Sacri: poesia alta e nobile, che tuttavia sconta una presenza ingombrante nei programmi liceali, destinata a sfociare in una conseguente frettolosa rimozione.
Meglio quindi attingere a un altro poeta, e a un’altra esperienza. Questa poesia di David Maria Turoldo è assai più breve, e si avvale di un linguaggio semplice che non necessita di note e postille. Per fortuna: perché il contenuto ha uno spessore mistico così forte che mi parrebbe troppo ardito tentare di commentarla. Mi limito quindi a una breve presentazione.
La scena è quella nota descritta negli Atti degli Apostoli radunati nel cenacolo («la camera alta»). Qui, alla presenza di Maria e dei discepoli, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso»: nasce la Chiesa, una e molteplice. Il poeta rivolge a Maria una preghiera: che «sia Pentecoste perenne», sulla Chiesa, ma anche sui popoli tutti. (Ne abbiamo bisogno…) Continua a leggere Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini