LA PARROCCHIA DI SAN MINIATO ALLE SCOTTE IN PELLEGRINAGGIO DIOCESANO AD ASSISI – 4 OTTOBRE 2019 – FESTA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI – OFFERTA DELLA REGIONE ECCLESIASTICA TOSCANA DELL’OLIO VOTIVO

Nel corrente anno 2019, in occasione della Festa di San Francesco d’Assisi, il giorno 4 Ottobre, sarà la Regione Ecclesiastica Toscana ad offrire l’olio per la lampada votiva presso la Basilica di San Francesco in Assisi.

La Curia ha messo a disposizione n.30 posti circa (attualmente siamo a n.33).
Con riserva di poter ottenere qualche posto in più, chi vuole può ancora iscriversi, nella speranza di poter aumentare la disponibilità per la parrocchia. Tutti coloro che vogliono partecipare, possono iscriversi, chiedendo a Don Sergio, di essere inseriti nella lista, oppure direttamente tramite “contatti” nella Home Page o tramite mail: sanminiatoscotte@gmail.com

La Diocesi ci chiede l’elenco dei partecipanti.

Ogni anno le diverse regioni italiane si alternano in questo gesto di omaggio al Patrono d’Italia, la Conferenza Episcopale Toscana ha affidato ai vescovi Rodolfo Cetoloni (Grosseto) e Giovanni Roncari (Pitigliano.Sovana.Orbetello) entrambi francescani, il compito di coordinare tutta la fase di preparazione.
Le iniziative in programma, sono state da loro presentate insieme al cardinale Giuseppe Betori nei locali della Curia arcivescovile di Firenze, scrivendo per l’occasione: ” Con cuore fraterno e paterno invitiamo tutti gli uomini e le donne della Toscana, i fedeli e le popolazioni delle nostre terre con le loro istituzioni, a rispondere generosamente e di persona a questo invito:”

“Quest’anno la Toscana da San Francesco”

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Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini

mariarosa tabellini

 

In letteratura, la ricorrenza della Pentecoste è inevitabilmente legata alla “Pentecoste” di Alessandro Manzoni, splendido tra gli Inni Sacri: poesia alta e nobile, che tuttavia sconta una presenza ingombrante nei programmi liceali, destinata a sfociare in una conseguente frettolosa rimozione.
Meglio quindi attingere a un altro poeta, e a un’altra esperienza. Questa poesia di David Maria Turoldo è assai più breve, e si avvale di un linguaggio semplice che non necessita di note e postille. Per fortuna: perché il contenuto ha uno spessore mistico così forte che mi parrebbe troppo ardito tentare di commentarla. Mi limito quindi a una breve presentazione.
La scena è quella nota descritta negli Atti degli Apostoli radunati nel cenacolo («la camera alta»). Qui, alla presenza di Maria e dei discepoli, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso»: nasce la Chiesa, una e molteplice. Il poeta rivolge a Maria una preghiera: che «sia Pentecoste perenne», sulla Chiesa, ma anche sui popoli tutti. (Ne abbiamo bisogno…) Continua a leggere “Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini”

Venerdì Santo “LA PASSIONE DEL SIGNORE”

“Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov è un romanzo complesso, originale e sorprendente, pubblicato postumo nel 1966, ventisei anni dopo la morte del suo autore. Ambientato in una Mosca soggetta all’occhiuto e dispotico regime sovietico, non perde lo smalto che permette alla grande letteratura di conservare il proprio fascino innalzandosi al di sopra delle contingenze storiche.
Bulgakov compie un’operazione vertiginosa di riscrittura e rielaborazione dei miti fondanti della storia dell’uomo: la lotta tra Dio e il demonio, il conflitto tra Bene e Male, il mito cristiano, cui si aggiungono le fantastiche avventure di Woland/Satana rappresentato nelle vesti di un prestigiatore-mago contornato da assistenti più simili a clowns maligni che a diavoli infernali.
Le storie continuamente si intrecciano in una fantasmagoria di invenzioni ora grottesche ora tragiche. Il Maestro del titolo sta scrivendo un romanzo sulla Passione di Gesù, che verrà stroncato dai censori della casta letteraria sovietica: egli allora, deluso, deciderà di gettare il manoscritto nella stufa, precipitando poi in un gorgo di follia. Ma stralci del romanzo sono comunque recuperati e vengono a costituire in tal modo un romanzo nel romanzo: si tratta quindi di due storie che procedono in parallelo all’interno del libro.
Questo secondo romanzo, però, non ha al centro Gesù, bensì Ponzio Pilato, definito «l’egemone».

Pilato è presentato come un uomo distrutto dall’emicrania, un solitario anaffettivo capace di provare sentimenti di calore solo per il suo cane Bangà. Gesù, che qui ha nome Yehōšua’ Ha-Nozri, ed è un filosofo vagabondo senza dimora (o almeno così pare a Pilato), viene portato davanti all’egemone, che gli chiede che cosa sia per lui la verità.
Questa è la risposta di Yehōšua’:

«La verità innanzitutto è che ti fa male la testa, e ti fa tanto male che vilmente pensi alla morte.
Non solo non hai la forza di parlare con me, ma fai persino fatica a guardarmi. E adesso senza volerlo io sono il tuo boia, il che mi addolora.
Tu non riesci a pensare a niente e sogni soltanto che arrivi il tuo cane, evidentemente l’unica creatura a cui tu sia affezionato. Ma i tuoi tormenti finiranno, il mal di testa passerà».

Così avviene. Il colloquio fra i due procede, e Pilato è turbato dal sospetto di eternità che affiora nelle parole del predicatore vagabondo e dalla sua fiducia nella bontà degli uomini. Non vorrebbe condannarlo, ma le cose vanno come sappiamo: come è raccontato nei vangeli. Yehōšua’ è condotto via e non ci sarà più nessuno a guarire i dolori tremendi di Pilato. La descrizione della passione è assai più cruda e realistica che non quella evangelica, con una variante: i gesti crudeli della spugna intrisa d’aceto e del colpo di lancia nel costato sono trasformati in gesti di misericordia: la spugna disseta, la lancia libera Gesù dalla sofferenza divenuta insopportabile.
Alla sera, Pilato si tormenta: vorrebbe che l’esecuzione non fosse mai avvenuta. L’immagine di Yehōšua’ gli è rimasta talmente impressa che lo rivede in sogno: Continua a leggere “Venerdì Santo “LA PASSIONE DEL SIGNORE””

I commenti alla Liturgia di domenica 24 Febbraio – di Maria Rosa Tabellini Partini

mariarosa tabellini
mariarosa tabellini

L’amore nonostante tutto
Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, nell’estate del 1942, l’anno prima di essere deportata ad Auschwitz dove avrebbe trovato la morte, scriveva sul suo diario pagine piene di amore, di lotta, di poesia, e di silenzio. Pubblicato solo molto più tardi, il Diario è la testimonianza di una conquista: quella dell’amore senza condizioni per la vita, per gli altri. Perché Etty conosce quello cui sta andando incontro, ma non smette mai di credere che l’amore e la vita abbiano un senso. Continua a leggere “I commenti alla Liturgia di domenica 24 Febbraio – di Maria Rosa Tabellini Partini”

Monte Oliveto Maggiore, saluta per l’ultima volta Don Lino Costanzi, per chi lo ha conosciuto, frate amico, padre, nonno, consigliere……”Angelo custode”

Don Lino Costanzi, Monaco Benedettino Olivetano che a dicembre avrebbe compiuto cento anni, ieri sera ha esaurito le sue forze.
Lo ricordo ancora ad Ottobre, ormai accompagnato da una sedia a rotelle, allorché l’abate Don Diego, eccezionalmente e con profonda nostra commozione, ci ha permesso  di fargli visita nella sua cameretta.
Subito i bei momenti, i ricordi, gli incontri, il mitico gruppo NEP che riuniva nella parrocchia del BBT quasi 40 ragazzi nati tutti nei primi anni settanta, il buon caffé che riusciva a fare con la sua macchinetta automatica, le notizie del computer che gli permetteva di ricevere foto e notizie, lui che per anni, tramite il suo “baracchino” era stato in contatto con il mondo, l’unico pranzo che eravamo riusciti a fare  e tanti altri programmati e da lui promessi.
I momenti magici, vissuti intensamente con l’Abate Michelangelo Tiribilli e con l’Abate Don Diego, nella Parrocchia del “BBT” (oggi SBT).
Con Don Lino potevi parlare di tutto ed ogni volta ti stupiva e ti meravigliava, aveva sempre da aggiungere con sapienza qualche particolare. Poteva consigliarti nei rapporti con i figli, con i nipoti e poi spiegarti quante navi ci sono nella Marina Militare e l’esatto percorso che avrebbe fatto un figlio dopo l’Accademia, le difficoltà nei rapporti di lavoro, la situazione politica.
I periodi in cui era stato frate a Camogli ove ogni mattina, lungo la mulattiera che sale piuttosto ripida accompagnata dai numerosi dipinti della Via Crucis che si incontrano nel tortuoso percorso in mezzo ad uliveti e alti muri, toccando di tanto in tanto qualche casa sparsa, fino a San Rocco, ove celebrava messa.
Da lì, lui originario del Trentino, aveva sbirciato  e catalogato i movimenti delle navi in uscita da Genova, amato il mare come tramite di conoscenza del mondo.
E poi l’antica Abbazia Benedettina di San Fruttuoso, incastonata nella roccia di Capodimonte, nel cuore del Parco di Portofino, ove puoi arrivare dal mare o attraverso un viottolo immerso nella macchia mediterranea, che ho voluto fare, per poter assaporare, anche solo per un giorno, il suo entusiasmo per quei luoghi a lui cari.

Al Carissimo tenero Don Lino. (r.v.)

(Immagine:San Fruttuoso, nel Parco di Portofino, presso Camogli)

La trasfigurazione “Marco 9,2-10” – ACCIO IL PAGLIACCIO

Il Pagliaccio

Commento Marco 9,2-10

* C’era una volta un bambino che si chiamava “Accio”… In verità erano stati i suoi amici amici a chiamarlo simpaticamente così, perché il vero nome di Accio era un po’ bruttino e a lui non piaceva per niente. La mamma di Accio si chiamava “Nervosa” e il suo papà “Scontento”. Prima ancora che Accio nascesse i suoi genitori non facevano altro che litigare.

* La mamma era sempre più Nervosa ed il papà sempre più Scontento. La mamma diceva: “Possibile che non ti venga in mente uno straccio di nome da dare a tuo figlio?”. Il papà rispondeva: “Visto che il nostro matrimonio è diventato uno straccio, chiamalo “Straccio”, a me non importa”! E fu così che il protagonista della nostra storia, pur non avendo colpa di nulla, si trovò a nascere nel bel mezzo di una guerra tra il papà e la mamma che, per ripicca l’uno verso l’altro, gli diedero nome Straccio, “Accio” per gli amici, appunto.

* Accio era un bambino buono, ma anche molto nervoso e scontento. Voleva divertirsi con i suoi amici ma dentro di sé c’era sempre una nascosta tristezza a motivo dei suoi genitori. E come se non bastasse, Accio si sentiva in colpa.. in colpa perché credeva di essere la causa dei loro litigi; in colpa perché non riusciva a fare niente per loro; in colpa perché pensava di non essere come i suoi genitori volevano.

* Quando i genitori si separarono, Accio si sentiva davvero uno straccio. Aveva fatto di tutto per tenerli uniti e attirare su di sé un po’ di attenzione: andava male a scuola, faceva la pipì a letto, combinava qualche disastro in casa, si era fatto male con la bicicletta.. Niente! Non era servito a niente. Per fortuna c’erano i sui nonni! Con loro passava molto tempo e con loro si sentiva bene, perché si sentiva molto amato e importante. La nonna era molto religiosa e ci teneva molto che lui imparasse a dire le preghiere. Prima di andare a letto gli leggeva una storia presa dal Vangelo e Accio si addormentava sereno, senza fare i suoi soliti brutti sogni.

* Una sera la nonna gli lesse questo episodio: Gesù si trasfigura davanti ai suoi discepoli. “Cosa significa, nonna, che Gesù si “trasfigura”?”. “Significa che Gesù diventa luminoso come il sole” -rispose la nonna – “Gesù fa vedere ai discepoli la sua natura divina”… “Vuoi dire che Gesù si trasforma?”. “No, Gesù non si tras_forma.. Uno si trasforma quando diventa un’altra cosa da quello che era prima! Gesù, invece, si tras_figura.. cioè fa vedere qualcosa di sé che c’era già prima, ma che i discepoli non riuscivano a vedere. Gesù fa vedere la realtà nascosta dentro di sé.. Gesù è sempre lo stesso ma i discepoli ora riescono a vederlo in un’altra luce, cioè nel modo più bello e più vero”.

* “Accident_accio!” rispose Accio.. che rimase molto colpito da questo episodio. Quella sera, prima di addormentarsi, pregò così: “Gesù, dammi la capacità di vedere la luce nascosta dentro le persone.. Fammi vedere le situazioni tristi in una altro modo: nel modo più bello e più vero”.
E Gesù lo accontentò. Accio cominciò a vedere che dietro i litigi di mamma e papà era nascosta la luce di un grande amore. Accio capì che i suoi genitori lo trascuravano perché erano troppo tristi, non perché non gli volessero bene. E Accio imparò ad osservarli e ad osservare tutte le persone sotto una nuova luce. Non più al modo di Nervosa e Scontento, ma nel modo più bello e più vero cioè quello dei suoi nonni che si chiamavano Fiducia e Ottimismo.

* Accio si mise le scarpe di suo nonno, il vestito di sua nonna, si tinse il naso di rosso, si mise della paglia tra i capelli e divenne Pagli_Accio. Imitava i dispetti che si facevano i genitori e li fece ridere così tanto, ma così tanto, che i genitori videro il loro comportamento sotto una luce nuova. Si ritrovarono l’uno fra le braccia dell’altro senza neanche chiedersi scusa o stabilire chi avesse ragione e chi torto. Accio divenne un grande personaggio di un circo molto famoso. Soprattutto quelli che erano tristi, nervosi o scontenti, dopo averlo visto uscivano ridendo. E ridendo vedevano se stessi e la vita in un altro modo. Una strana, misteriosa, luce fu sempre vista in quel circo, dentro gli occhi di un pagliaccio che, come fa lo straccio, era capace di trasfigurare la tristezza della vita.

Fiabe d’Africa

Buona Epifania a Don Sergio

Commento da Maria Rosa Tabellini Partini

L’Epifania di Clemente Rèbora, poeta e sacerdote

6 gennaio 1931
Nato in Gesù da Maria nel 1929 – ho celebrato oggi la vera Epifania del Signore, giorno in cui io venni a questo mondo. Benedico in Dio benedetto i miei genitori che mi permisero, schiudendomi alla esistenza, di aprire infine nella Vita gli occhi alla Fede, la quale prego sia loro pure data, e a tutti. Questa mattina, dopo aver servito la S. Messa, sono uscito, verso le 6.30, al monte in vista del lago, ch’era nell’incanto medesimo in cui i pastori, e poi i Magi, videro e adorarono accanto a Maria Gesù. C’era l’immissione delle chiarezze celesti nel paesaggio – e la stella rifulgeva proprio dal Paradiso. Santo Santo Santo. Deo Gratias.
(Clemente Rèbora) Continua a leggere “Buona Epifania a Don Sergio”

La Notte di Natale Emozioni condivise con Antonella Franci Cortese

Sento il desiderio di esternare a tutti voi e primo fra tutti Don Sergio.
Il Natale di ieri è stato veramente una grande Festa densa di Spiritualita’ e di emozione.
Siamo stati sfollati e migranti per dieci anni e chi, come me è qui da quando il quartiere è nato, ancora da prima.
Una grande e fervente comunità dispersa.
Eppure nonostante le difficoltà Don Sergio non si è mai arreso e ha trasmesso fiducia e serenità.
Le attività della Parrocchia sono proseguite.
Sembrava davvero che il miracolo non avvenisse e invece abbiamo potuto festeggiare la Nascita di Gesù nella nostra Chiesa.
La chiesa era affollata il gregge in parte radunato.
Per me è stata un’emozione fortissima che ho percepito anche in tante persone, con gli occhi lucidi come i miei.
Tutto questo è stato possibile grazie all’abnegazione, alla costanza di Don Sergio ma anche al contributo di tante persone che dedicano lavoro e competenze.
Fondamentale il sito della Parrocchia che informa delle iniziative e attività.
Utilissimo il foglietto illustrativo che spiega la simbologia e l’identità degli artisti.
La chiesa è bellissima nella sua essenzialità, a noi il dovere di mantenerla nella sua forma artistica.
Qualcuno per tradizione la criticherà ma è segno dei nostri tempi e dobbiamo preservarla da aggiunte che la deturperebbero.
Ringrazio sentitamente le tante persone che per tanto tempo si sono dedicate con costanza a che finalmente tutto questo si realizzasse.
In primis Don Sergio ,quest’anno avrà un compleanno speciale.
Tanti auguri e ringraziamo il Signore.
                        Antonella Franci Cortese

AUGURI DI BUON NATALE da Don Sergio

E’ Natale 

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

E’ natale ogni volta che permetti a Dio di amare gli altri attraverso di te… si, E’ natale ogni volta che sorridi ad un fratello e gli tendi la mano. 

Madre Teresa di Calcutta

 

LA NOVENA DI NATALE

La Novena di Natale si celebra nei nove giorni precedenti la solennità del Natale cioè a partire dal 16 dicembre fino al 24. Comprende vari testi che vogliono aiutare i fedeli a prepararsi spiritualmente alla festa della nascità di Gesù.

Fino al Concilio Vaticano II si celebrava in latino, dopo il Concilio ne sono state approntate traduzioni nelle varie lingue.

In generale, le novene sono celebrazioni popolari che nell’arco dei secoli hanno affiancato le “liturgie ufficiali”. Esse sono annoverate nel grande elenco dei “pii esercizi”. «I pii esercizi», afferma J. Castellano, «si sono sviluppati nella pietà occidentale del Medioevo e dell’epoca moderna per coltivare il senso della fede e della devozione verso il Signore, la Vergine, i santi, in un momento in cui il popolo rimaneva lontano dalle sorgenti della Bibbia e della liturgia o in cui, comunque, queste sorgenti rimanevano chiuse e non nutrivano la vita del popolo cristiano».

Antologia di testi Natalizi di Mariarosa Tabellini

13/12/2018

IL NATALE DICEVA PABLO…

di Giorgio Caproni

PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI PER IL NATALE 2018. Quarta parte.
Cadeva di quando in quando una zolla di neve dagli alberi (forse un superstite riccio di castagna, appesantito dalla neve), e mentre quel soffice e leggero tonfo rendeva ancor più augusto, sotto una luna fredda come una moneta d’argento, il silenzio della notte, Pablo, in quella lontana notte del ’43 (o del ’44: è difficile, ahimé, ricordare con esattezza quegli anni), Pablo era l’unico ad aver voglia di parlare.
– Di tutte le feste dell’anno – diceva, il Natale è…

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Antologia di Testi Natalizi di Mariarosa Tabellini

5 Dicembre 2018 Maria Rosa Tabellini

 

“Natale” di Giuseppe Ungaretti (26 Dicembre 1916)


” NATALE”
” Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza sulle spalle
Lasciatemi così come una cosa posata in un  angolo e dimenticata
Qui non si sente altro che il caldo buono
Sto con le quattro capriole di fumo del focolare”


“Citazione”
«Era il giorno di Natale del 1915, e io ero nel Carso, sul Monte San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle stesse trincee, perché siamo rimasti sul San Michele anche nel periodo di riposo, per un anno si svolsero i combattimenti»

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SOGNO DI NATALE – da Mariarosa Tabellini

Mariarosa Tabellini

PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI DEDICATI AL NATALE. SECONDA PARTE
Questo racconto di Pirandello coglie con dolorosa efficacia l’inadeguatezza dell’uomo moderno ad afferrare il senso profondo della festa del Natale e ad accettarne il messaggio autentico.

SOGNO DI NATALE
di Luigi Pirandello Continua a leggere “SOGNO DI NATALE – da Mariarosa Tabellini”