Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini

mariarosa tabellini

 

In letteratura, la ricorrenza della Pentecoste è inevitabilmente legata alla “Pentecoste” di Alessandro Manzoni, splendido tra gli Inni Sacri: poesia alta e nobile, che tuttavia sconta una presenza ingombrante nei programmi liceali, destinata a sfociare in una conseguente frettolosa rimozione.
Meglio quindi attingere a un altro poeta, e a un’altra esperienza. Questa poesia di David Maria Turoldo è assai più breve, e si avvale di un linguaggio semplice che non necessita di note e postille. Per fortuna: perché il contenuto ha uno spessore mistico così forte che mi parrebbe troppo ardito tentare di commentarla. Mi limito quindi a una breve presentazione.
La scena è quella nota descritta negli Atti degli Apostoli radunati nel cenacolo («la camera alta»). Qui, alla presenza di Maria e dei discepoli, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso»: nasce la Chiesa, una e molteplice. Il poeta rivolge a Maria una preghiera: che «sia Pentecoste perenne», sulla Chiesa, ma anche sui popoli tutti. (Ne abbiamo bisogno…) Continua a leggere “Commenti a La Liturgia di Domenica 9 Giugno 2019 – di Maria Rosa Tabellini”

La trasfigurazione “Marco 9,2-10” – ACCIO IL PAGLIACCIO

Il Pagliaccio

Commento Marco 9,2-10

* C’era una volta un bambino che si chiamava “Accio”… In verità erano stati i suoi amici amici a chiamarlo simpaticamente così, perché il vero nome di Accio era un po’ bruttino e a lui non piaceva per niente. La mamma di Accio si chiamava “Nervosa” e il suo papà “Scontento”. Prima ancora che Accio nascesse i suoi genitori non facevano altro che litigare.

* La mamma era sempre più Nervosa ed il papà sempre più Scontento. La mamma diceva: “Possibile che non ti venga in mente uno straccio di nome da dare a tuo figlio?”. Il papà rispondeva: “Visto che il nostro matrimonio è diventato uno straccio, chiamalo “Straccio”, a me non importa”! E fu così che il protagonista della nostra storia, pur non avendo colpa di nulla, si trovò a nascere nel bel mezzo di una guerra tra il papà e la mamma che, per ripicca l’uno verso l’altro, gli diedero nome Straccio, “Accio” per gli amici, appunto.

* Accio era un bambino buono, ma anche molto nervoso e scontento. Voleva divertirsi con i suoi amici ma dentro di sé c’era sempre una nascosta tristezza a motivo dei suoi genitori. E come se non bastasse, Accio si sentiva in colpa.. in colpa perché credeva di essere la causa dei loro litigi; in colpa perché non riusciva a fare niente per loro; in colpa perché pensava di non essere come i suoi genitori volevano.

* Quando i genitori si separarono, Accio si sentiva davvero uno straccio. Aveva fatto di tutto per tenerli uniti e attirare su di sé un po’ di attenzione: andava male a scuola, faceva la pipì a letto, combinava qualche disastro in casa, si era fatto male con la bicicletta.. Niente! Non era servito a niente. Per fortuna c’erano i sui nonni! Con loro passava molto tempo e con loro si sentiva bene, perché si sentiva molto amato e importante. La nonna era molto religiosa e ci teneva molto che lui imparasse a dire le preghiere. Prima di andare a letto gli leggeva una storia presa dal Vangelo e Accio si addormentava sereno, senza fare i suoi soliti brutti sogni.

* Una sera la nonna gli lesse questo episodio: Gesù si trasfigura davanti ai suoi discepoli. “Cosa significa, nonna, che Gesù si “trasfigura”?”. “Significa che Gesù diventa luminoso come il sole” -rispose la nonna – “Gesù fa vedere ai discepoli la sua natura divina”… “Vuoi dire che Gesù si trasforma?”. “No, Gesù non si tras_forma.. Uno si trasforma quando diventa un’altra cosa da quello che era prima! Gesù, invece, si tras_figura.. cioè fa vedere qualcosa di sé che c’era già prima, ma che i discepoli non riuscivano a vedere. Gesù fa vedere la realtà nascosta dentro di sé.. Gesù è sempre lo stesso ma i discepoli ora riescono a vederlo in un’altra luce, cioè nel modo più bello e più vero”.

* “Accident_accio!” rispose Accio.. che rimase molto colpito da questo episodio. Quella sera, prima di addormentarsi, pregò così: “Gesù, dammi la capacità di vedere la luce nascosta dentro le persone.. Fammi vedere le situazioni tristi in una altro modo: nel modo più bello e più vero”.
E Gesù lo accontentò. Accio cominciò a vedere che dietro i litigi di mamma e papà era nascosta la luce di un grande amore. Accio capì che i suoi genitori lo trascuravano perché erano troppo tristi, non perché non gli volessero bene. E Accio imparò ad osservarli e ad osservare tutte le persone sotto una nuova luce. Non più al modo di Nervosa e Scontento, ma nel modo più bello e più vero cioè quello dei suoi nonni che si chiamavano Fiducia e Ottimismo.

* Accio si mise le scarpe di suo nonno, il vestito di sua nonna, si tinse il naso di rosso, si mise della paglia tra i capelli e divenne Pagli_Accio. Imitava i dispetti che si facevano i genitori e li fece ridere così tanto, ma così tanto, che i genitori videro il loro comportamento sotto una luce nuova. Si ritrovarono l’uno fra le braccia dell’altro senza neanche chiedersi scusa o stabilire chi avesse ragione e chi torto. Accio divenne un grande personaggio di un circo molto famoso. Soprattutto quelli che erano tristi, nervosi o scontenti, dopo averlo visto uscivano ridendo. E ridendo vedevano se stessi e la vita in un altro modo. Una strana, misteriosa, luce fu sempre vista in quel circo, dentro gli occhi di un pagliaccio che, come fa lo straccio, era capace di trasfigurare la tristezza della vita.

Fiabe d’Africa

Antologia di testi Natalizi di Mariarosa Tabellini

13/12/2018

IL NATALE DICEVA PABLO…

di Giorgio Caproni

PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI PER IL NATALE 2018. Quarta parte.
Cadeva di quando in quando una zolla di neve dagli alberi (forse un superstite riccio di castagna, appesantito dalla neve), e mentre quel soffice e leggero tonfo rendeva ancor più augusto, sotto una luna fredda come una moneta d’argento, il silenzio della notte, Pablo, in quella lontana notte del ’43 (o del ’44: è difficile, ahimé, ricordare con esattezza quegli anni), Pablo era l’unico ad aver voglia di parlare.
– Di tutte le feste dell’anno – diceva, il Natale è…

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Antologia di Testi Natalizi di Mariarosa Tabellini

5 Dicembre 2018 Maria Rosa Tabellini

 

“Natale” di Giuseppe Ungaretti (26 Dicembre 1916)


” NATALE”
” Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza sulle spalle
Lasciatemi così come una cosa posata in un  angolo e dimenticata
Qui non si sente altro che il caldo buono
Sto con le quattro capriole di fumo del focolare”


“Citazione”
«Era il giorno di Natale del 1915, e io ero nel Carso, sul Monte San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle stesse trincee, perché siamo rimasti sul San Michele anche nel periodo di riposo, per un anno si svolsero i combattimenti»

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I commenti della settimana Liturgia 14 Ottobre 2018

12 Ottobre 2018

Il cammello e la cruna dell’ago

«È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Marco, 10, 25)

L’iperbole riferita dall’evangelista Marco potrebbe essere dovuta a un errore di traduzione: alcuni studiosi pensano infatti che nella traduzione/tradizione del testo evangelico la parola greca “cámelos” si sia sovrapposta a una aramaica dal suono simile, ma col significato di “fune”: sempre una iperbole, peraltro, per quanto assai meno icastica. In ogni caso, una fune che “non” passa per la cruna di un ago non rimarrebbe nella nostra mente in modo così incisivo come l’immagine del cammello invano contorsionista che ci colpì da piccoli e ci accompagna fin dai tempi del catechismo. Continua a leggere “I commenti della settimana Liturgia 14 Ottobre 2018”

I commenti della settimana – La storia di Filemone e Bauci

Maria Rosa Tabellini Partini
«Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto»
(Quod ergo Deus coniunxit, homo non separet> Mc. 10, 10)

Nelle parole del Cristo, la fedeltà coniugale appare come un dono da custodire, non certo come una costrizione. Non mancano esempi di sposi fedeli neppure nella letteratura classica, dove, peraltro, gli amori sono invece spesso tragici o dolorosi, soprattutto per i personaggi femminili, e anche gli dèi si mostrano propensi alla trasgressione più di quanto lo siano i mortali.
Una storia indimenticabile di amore coniugale ci è tramandata nelle Metamorfosi di Ovidio, poema cosmico sulla storia del mondo, dal caos iniziale fino all’epopea di Roma, narrata attraverso un affascinante mosaico di trasformazioni i cui protagonisti sono celebri personaggi del mito. Le Metamorfosi sono state lette e amate da pagani e cristiani, per lo straordinario patrimonio di storie che si sviluppano attraverso lo scorrere fluido degli esametri e che hanno fornito materiale inesauribile per gli scrittori seguenti (per Dante in primis). Riassumo e in parte riporto, quindi, l’episodio di Filemone e Bauci, che costituisce una sorta di pausa idillica posta circa a metà del poema. Continua a leggere “I commenti della settimana – La storia di Filemone e Bauci”

I commenti della settimana – 22 Settembre

Maria Rosa Tabellini Partini

«Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». (Mc. 9, 35)

I poveri illuminati dalla luce dell’autentica sapienza non sono personaggi frequenti nella letteratura contemporanea. Non è raro incrociarli, invece, nella grande letteratura russa dell’Ottocento (dove, peraltro, non mancano nemmeno le figure diaboliche). Ne è un esempio la figura di Karataev, che compare nel romanzo “Guerra e pace” di Lev Tolstoj: si tratta di un incontro fortuito e a tutta prima marginale nel romanzo, che però segna il cambiamento di prospettiva nella vita del protagonista e rimane indelebile nella memoria del lettore.
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I commenti della settimana – 15 Settembre

maria rosa tabellini partini

«La gente, chi dice che io sia?» (Mc 8.27-35)

La mattina del 13 settembre, a Cetona dove viveva da molti anni in modo assai modesto, il poeta Guido Ceronetti, a 91 anni, si è «liberato – come diceva – dal peso della vita». Era un appassionato del sacro, traduttore della Bibbia, amante del Vangelo di Giovanni; tuttavia manteneva uno sguardo – per così dire – “eretico”. Per i catari e le loro tradizioni aveva coltivato una passione fin da giovane, ma era controcorrente anche come scrittore, saggista, uomo di teatro: caustico critico dei falsi miti della modernità, implacabile nel denunciare i luoghi comuni di «questi tempi mediocri e pericolosi». Continua a leggere “I commenti della settimana – 15 Settembre”

Vernacoliere del Curato – Agosto 2018

Il telefonino – In chiesa

“Quando entrate in questa chiesa può essere che sentiate la “chiamate di Dio”.
Tuttavia é improbabile che vi chiami al cellulare.
Vi siamo grati se spegnete i telefonini.
Se volete parlare con Dio entrate, trovate un posto tranquillo e parlategli.
Se invece volete vederlo, inviategli un messaggio col telefonino mentre state guidando”

(Inviato da Borgogni – affisso in una chiesa francese)

Voci parrocchiali-I commenti della settimana

maria rosa tabellini partini

“Questo è il pane che discende dal cielo” (Gv. 6, 50)
Le Sacre Scritture di queste domeniche insistono sul tema del pane, della manna, della fame del cibo che è Cristo. Pane, fame e manna sono parole ricorrenti anche in questo breve testo laico tratto da “Alzaia”, un piccolo libro che raccoglie le memorie, gli appunti, le “voci”, insomma, che Erri De Luca scrisse anni fa per il giornale “Avvenire”, una per ogni giorno. Ecco qui di seguito due passaggi dalla voce “Fame”. Continua a leggere “Voci parrocchiali-I commenti della settimana”

Estate con la Bibbia – Quarto ed ultimo poema

Con il quarto poema, si chiude la rilettura del Cantico dei Cantici, uno dei testi più lirici delle Sacre Scritture, e dei primi sette capitoli del libro della Sapienza.
Per concludere si riporta un estratto, a commento della rilettura, che ci ha inviato una nostra parrocchiana, gradita collaboratrice del sito. Continua a leggere “Estate con la Bibbia – Quarto ed ultimo poema”