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Vernacoliere della Parrocchia

Vernacoliere della Parrocchia

 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino (…). Passava di lì un vigile sanitario, vide che il Samaritano, senza abilitazione, curava il ferito, gli prese il nome e gli fece la multa per esercizio abusivo di professione sanitaria.

Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, Don Primo Mazzolari vide passare un corteo del sindacato. Contento di poter finalmente sfruttare questa nuova libertà, si unì ai manifestanti, che cantavano l’inno dei Lavoratori ” Su fratelli, su compagni”. Commentò subito che dei compagni lui non si interessava, ma chiese:
“Allora se siamo tutti fratelli, abbiamo lo stesso babbo. E di chi siamo figli?”
“Di Stalin”  rispose un comunista.
“Allora vi lascio qui – riprese Don Mazzolari- perché la mia mamma a letto con Stalin non c’è mai andata”.

Don Primo Mazzolari non aderì mai al fascismo. Al passaggio di una squadraccia che portava il busto di mussolini non fece il saluto romano e non si tolse la berretta. Un federale gli si fermò davanti e gli disse:
“Prete, cosa dice il tuo Vangelo se uno ti dà uno schiaffo?”
“Di porgere l’altra guancia” rispose prontamente il religioso.
“Allora vediamo – disse il fascista dandogli uno schiaffo – come rispondi.
Don Mazzolari porse l’altra guancia dicendo:
“Ecco, prego…”
Subito il fascista gli dette un altro schiaffo sull’altra guancia. Don Mazzolari si riprese subito e rispose:
“Ora il Vangelo non dice più nulla!” Prese a pugni il federale e ne stese altri due prima di andarsene tranquillo.

La liturgia di questa domenica ci presenta tre pentimenti.
1 quello del figliol prodigo che dice ” quanti salariati di mio padre stanno meglio di me”
2 il pentimento mancato del fratello maggiore che non dice ” beh, sono stato un c….One”
3 il più accorato pentimento del vitello grasso che dice ” dovevo dare retta al veterinario che mi aveva messo a dieta”

Diluvio universale ormai agli sgoccioli. Le acque si stanno ritirando. L’arca di Noè galleggia sempre meno e si va ad arenare sulle pendici del monte Ararat. Sì apre il portellone di prua e pare che non esca nessuno. Alla fine esce una coppia di leoni che dicono fra sé:
” Certo, la crociera faceva schifo, ma il buffet era speciale!”

maria rosa tabellini partini

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6. 4). Qualche spunto di riflessione dalla lettura del Vangelo di domenica 8 luglio.

«E allora il maestro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso».
Così scriveva don Milani, maestro e profeta incompreso, prete ribelle eppur rispettosissimo, nella “Lettera ai giudici”. Impossibilitato a recarsi in tribunale, aveva affidato alla lettera le sue convinzioni sulla legittimità dell’obiezione di coscienza, in un periodo in cui l’obiezione non era ancora considerata una espressione di libertà di pensiero, ma un insulto alla patria.
E sull’uso distorto del concetto di patria, don Milani nel 1965 aveva scritto parole di fuoco, che oggi suonano di inquietante attualità:
«Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri» (il testo, tratto da una delle ultime lettere di don Milani, apparve sulla rivista «Rinascita» nel marzo del ’65).
Nonostante la riscoperta del valore dell’opera e degli scritti di don Milani, il priore di Barbiana rischia ancora oggi di essere un profeta incompreso.

LUGLIO 2018

“Buo di piombo” (personaggio vissuto a Castelnuovo Ber.ga)

“Buo di piombo”, a cui piaceva molto il vino, in piena estate assolata, decide di fare una sgambata in bicicletta e naturalmente non porta acqua con se.
Dopo vari kilometri è preso dall’arsura, così passando attraverso un gruppo di case isolate nella campagna, si ferma presso una famiglia con la speranza di poter ottenere un buon bicchiere di vino.
Viste le condizioni di “Buo di piombo”, felici di poterlo dissetare, corrono al pozzo e gli portano una bella caraffa di acqua fresca appena attinta.
“Buo di piombo” rimane un pò a chiaccherare, ricordando i bei tempi andati, i pranzi della trebbiatura, le ricche bevute del buon vino, che purtroppo sembra assente per colpa della grandine.
Così soddisfatti dei bei ricordi allorché “Buo di piombo” decide di riprendere il viaggio, gli chiedono di fare loro il favore di consegnare una lettera ad un amico della famiglia che abita nel paese.
Nella strada di ritorno, allorché attraversa un ponte su un torrente, “Buo di piombo” si ferma, prende la lettera che gli hanno consegnato e la scaraventa in acqua dicendo:
“ per acqua sei venuta e per acqua ritorni

“Buo di piombo” e la paga

“Buo di piombo”, si arrabbiava moltissimo verso chi lo chiamava con questo soprannome.
Il suo lavoro lungo le strade bianche, era quello di rompere i sassi più grossi, in modo da farne breccia per riempire le buche che si formavano ad ogni acquata.
Alla fine del mese, però, non riusciva mai ad avere il giusto compenso in quanto il cantoniere capo gli diceva:
“ ma che paga ti devo dare, se tutti i sassi che rompi li disperdi addosso a chi passa?”

Nanni di Strove mentre lavorava nei campi, ha un malore, “un colpo e là!”.
Tutto il vicinato, gli amici ed parenti, per due giorni piangono e si disperano per Nanni, così bravo, così buono, sempre disponibile.
Ma Nanni aveva ancora risorse e dopo due giorni si riprende e rinasce alla vita.
La notizia è pubblicata su tutti i giornali, Nanni di Strove, muore e dopo due giorni si riprende la vita.

Ma qualche giorno dopo, Nanni di Strove sparisce, i vicini non lo vedono più nei campi; “ma dove sarà andato, ma perché non ci ha avvisato“.
Lo hanno rapito i Russi:
Caro compagno Ivan, tu che sei stato nell’aldilà, ma c’è o non c’è Dio?
Nanni: si certo che c’é, l’ho intravisto!
I Russi gli danno dei soldi e lo riportano in Italia, con la promessa che starà zitto.
Ma dopo qualche giorno Nanni sparisce ancora.
Lo hanno rapito quelli del Vaticano:
– Cardinale: caro Nanni, dicci la verità, ma Dio c’è o non c’è?
Nanni: ma veramente io non l’ho visto!
Il Cardinale fa in modo che venga lautamente ricompensato, affinché stia zitto e non dica a nessuno quello che ha raccontato a loro.
Nanni torna in campagna, ma dopo qualche giorno sparisce di nuovo.
Lo hanno rapito gli Americani:
Senti Jonni, con noi non fare il furbo, raccontaci esattamente cosa hai visto, Dio c’è o non c’è?
Nanni: Si c’é c’é, l’ho visto, però è Nero!

Un giorno nel giornale di Gerusalemme appare una notizia in prima pagina:
Gesù di Nazaret, ha rilasciato un’intervista affermando che: ” nonostante tutto ho fiducia nella Giustizia!”.

Poco dopo il loro matrimonio, due giovani di nome, lei Ira e lui Furio, iniziarono a litigare su tutto quello che dovevano decidere assieme.
Dopo qualche anno di convivenza, nacque un bel bambino, ma questo non placò i contrasti tra i due genitori, anzi, non lo volevano e così lo chiamarono Straccio.
Era un bambino bravo, buono ed intelligente, così a scuola tutti iniziarono a chiamarlo Accio.
Un giorno i genitori, ancora una volta,  furiosamente iniziarono a discutere con improperi ed accidenti reciproci, Accio decise di andare ad abitare da nonna Pazienza e nonno Clemente.
Nonna Pazienza tutte le sere, gli raccontava qualche storia del villaggio, alcune fiabe che conosceva oppure la storia di Gesù.
Una sera parlò della trasfigurazione di Gesù, che apparve a tre Apostoli con uno straordinario splendore della persona ed uno stupefacente candore nelle vesti.
Accio volle sapere cosa vuol dire “trasfigurarsi”.
Nonna Pazienza gli spiegò: allorché riesci ad entrare nell’animo delle persone, intuisci  che ti eri fatto un’idea sbagliata e la realtà e ben diversa da quella che credevi.
La persona ti si presenta così molto diversa, quindi è trasfigurata.
Un giorno nonna Pazienza e nonno Clemente, per accontentare Accio, invitarono a pranzo i suoi genitori.
Accio si preparò all’arrivo dei genitori, mettendosi il cappello di paglia che nonno Clemente indossava per ripararsi dal sole, mentre lavorava nei campi e la vestaglia che nonna Pazienza si metteva quando faceva le faccende di casa.
Arrivati i genitori, Accio, così combinato, li accoglie gesticolando e muovendosi, ad  imitazione dei genitori nelle loro infuocate discussioni.
I genitori ed i nonni, dapprima stupefatti, pian piano iniziarono a ridere, poi si abbracciarono chiedendo scusa ad Accio e facendo pace.
Accio si trasformò così in “Pagliaccio” ed il nome individua, in tutto il mondo le persone che portano allegria e serenità.

Crescendo Esaù, si dimostrò abile nella caccia e uomo della steppa, e per questo era prediletto dal padre.
Una volta, rientrato affamato dalla campagna, vide Giacobbe che aveva cotto un piatto di lenticchie. Quando gli chiese da mangiare poiché era sfinito, Giacobbe chiese in cambio la primogenitura, e Esaù accettò (cfr. Genesi 25,29-34).
“la puoi prendere tu, se muoio di fame, che me ne faccio della prima genitura”.

Una viaggiatrice con barca a vela, assieme ad un’altra amica, decidono di visitare le isole del mar cinese. Ma preso il largo s’imbattono in una spaventosa tempesta, la barca ad un certo punto rischiava di affondare e tolte le vele dopo ore di lotta, non potendo più resistere alla furia delle acque, la viaggiatrice si rivolge al Dio del mare:
Se ci aiuto ad uscire da questa tempesta, in cambio della vita ti offro questa verga d’argento”
L’amica prontamente, con un fil di voce: “ ma non è mica d’argento”!
La prima: Zitta sennò si accorge!

A scuola Pierino viene interrogato dalla maestra di scienze naturali.
Maestra: Pierino elencami i nomi dei pesci più comuni che conosci.
Pierino, dopo un po’: il delfino……..la balena……i sofficini findus.

Sul Time di Londra appare la notizia: “un uomo che in seguito ad un incidente ha perduto una gamba e si è dovuto mettere una protesi, è stato condannato a risarcire un cane che lo ha azzannato”.
Il povero cane infatti si è rotto i denti e deve essere imboccato per mangiare.
Motivo del giudice: doveva porgere l’altra gamba!

Alla fine della stagione estiva, il Curato di una piccola parrocchia di montagna, invita il mezzadro e suo figlio, lavoranti nei possedimenti della parrocchia, per poter discutere e prendere accordi nella gestione delle semine, la raccolta del vino e dell’olio.
Il Curato prepara qualcosa da mangiare, il prosciutto, il pane, delle buone cipolle fresche oltre al buon vino.

I due coltivatori ringraziano il Curato e fanno molto onore alla tavola imbandita.
Il Curato é molto affabile nell’affettare il prosciutto, rifornire i due di pane, ma insiste nell’elogiare le cipolline fresche.
Il curato: ma quanto sono buone queste cipolline, senti come profumano, ma che aroma.
Il figlio suggerisce al babbo di assaggiare le cipolle, ma il babbo risponde al figlio:
“é meglio arrangiarci con il prosciutto, le cipolle sono così buone che mi sembra giusto lasciarle al Curato”.

All’ora di religione, alcuni bambini chiedono spiegazioni poiché non capiscono cosa sia lo Spirito Santo.
L’insegnante cerca di spiegare che lo Spirito Santo é come un angelo custode che ti segue ti assiste e ti protegge dalle cattiverie del mondo.
Pierino: ma io non l’ho mai visto !
L’insegnante: ma Pierino, lo Spirito Santo é come un soffio che ti accompagna, non ha corpo.
Pierino intanto sotto il banco sbuffa e se la ride.
L’insegnante: Pierino cosa c’é, perché sbuffi.
Pierino: chissà bello vedere uno che ha la testa attaccata al sedere!

Pierino va in chiesa in bici ma si dimentica il lucchetto e il prete gli dice: “tranquillo, te la controlla lo Spirito Santo”, così Pierino entra in Chiesa e dice: “nel nome del Padre, del Figlio, Amen” e il prete: “e lo Spirito Santo?” e Pierino: “no, è fuori che mi guarda la bici”.

Don Giglioli, già vescovo, al I° anno di teologia, parlava della Bibbia, testo ispirato da Dio.
((2 Timoteto 3:16) Paolo, che scrisse in greco, usò una parola che significa letteralmente “alitata da Dio”.
In quella fede, ricorda ancora l’apostolo, Timoteo era stato istruito dalle donne della sua famiglia, la madre e la nonna: «mi ricordo, infatti, della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te» (2 Timoteo 1,5).
(don Stefano Tarocchi, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale): Se questo pensiero è centrale alla fede cristiana, nessuno può pensare a libri che arrivano all’uomo direttamente dal cielo, oppure ad una ispirazione che sorprenda lo scrittore sacro in uno stato di coscienza modificato o alterato, rispetto a quello suo solito.
Don Giglioli: l’uomo sente e scrive, ma a volte l’ispirazione può essere pericolosa.

Una scolaresca si reca in gita allo zoo, in allegria vagano tra scimmie, giraffe e ad ogni gabbia cercano di dare qualcosa alle povere bestie.
Ad un certo punto, sentono delle urla e gente che scappa a destra e manca.
E’ uscito un leone dalla gabbia! Nella confusione si fa avanti un uomo ben piantato che affronta il leone e con un ben assestato cazzotto lo schiaccia a terra.
Pian piano le persone si avvicinano alla povera bestia e tra loro c’è un giornalista dell’Unità che si complimenta con l’uomo e gli chiede che lavoro fa.

L’operaio! Risponde con semplicità l’eroe.
Il giornalista: ma allora sei un compagno comunista!
L’operaio: No sono fascista, risponde.
Il giorno dopo la notizia è sull’Unità, con titolo in prima pagina:
Fascista toglie il cibo ad un povero africano”.

Un matto scappa dal manicomio e per non essere acchiappato, si arrampica su per un palo della luce.
Scendi gli dicono gli inservienti, ma l’uomo non desiste dalla sua arrampicata, allora per cercare di convincerlo, chiamano il prete che assiste le povere persone del manicomio.
Il prete appena arriva rivolge lo sguardo al poveretto e fa il segno della croce, lasciando la mano destra leggermente in orizzontale.
Immediatamente il poveretto scivola giù dal palo ed impreca impaurito ed urla verso il prete.
Tenete fermo l’uomo cattivo perché vuole tagliare il palo!

Un vecchio ortolano lavora l’orto alla basilica dell’Osservanza, fino ai vespri.
I frati a quell’ora fanno esercizi spirituali.
Il poveruomo, dopo aver riposto gli attrezzi decide di rientrare a casa e passando attraverso il convento, si convince che forse è meglio non tornare più, perché sente ripetutamente i frati che dicono:
“fratelli dobbiamo combattere contro l’uomo vecchio”

A Firenze Don Antonio, un vecchio parroco che ormai non ce la fa più a tenere la parrocchia, viene chiamato dal Vescovo, il quale cerca di convincerlo a lasciare.
Vescovo: quanti anni hai di servizio, ormai tanti e perciò ho deciso che tu passi a fare il canonico del Duomo.
Don Antonio: ma io preferirei restare in parrocchia, i parrocchiani mi conoscono, hanno confidenza con me e poi ho tanto da fare;
Vescovo: ma qui in Duomo starai meglio, potrai aiutarmi nella liturgia.
Tanto fece il Vescovo e tanto rifiutò Don Antonio che quello fece una proposta: senti facciamo così, preghiamo lo Spirito Santo, affinché ci illumini e tra una settimana ci sentiamo.
Si ritrovano dopo 8 giorni.
Vescovo: ho avuto ispirazione dallo Spirito Santo e mi ha detto che tu devi fare il canonico.
Don Antonio: ma che bugiardo lo Spirito Santo, a me ha detto: O bischerooo, stai dove sei!

Marzo 2018

Un gruppo parrocchiale di More di Cuna, insieme al parroco, vanno a Roma in visita al Vaticano.
Appena entrati in San Pietro, uno di loro rivolgendosi al parroco esclama:

“ Io  lai”  che locale sor curato!

Alcuni di loro, attardati a guardare le meraviglie di San Pietro, perdono il contatto con il gruppo, ma si ricordano il nome della locanda ove faranno pranzo.
Preoccupati e spaesati finalmente trovano un vigile urbano, al quale chiedono se abbia visto “passà” un pò di gente della parrocchia di More di Cuna con i quali devono trovarsi in tal locanda.
Il vigile, molto affabile e gentile indica il percorso che devono fare per arrivarci.
Uno di loro meravigliato di tal precise indicazioni si rivolge al vigile ringraziandolo:

“Si grazie ma, o che sei di Cuna anche te?”

Tre beoni di Cuna, sempre dal vinaio, tra un bicchiere e l’altro, passavano le giornate a raccontarsi i momenti più belli della loro gioventù, tutte le malefatte e gli scherzi mentre andavan per campagna.
Un giorno uno di loro è venuto a mancare ed i due amici, tutto il giorno stanno con parenti e amici a fare la veglia al morto.
La sera, visto che in casa trovano qualcosa da mettere sotto i denti ed anche un pò di vino, si offrono per far veglia al loro amico defunto, tante ne hanno da raccontare e condividere.
Così la notte é lunga, vengono alla mente tanti ricordi; per ognuno vale la pena di brindare e rivolti al defunto si compiacciono e rivivono tutti i bei tempi andati.
Un bicchiere tira l’altro ed i ricordi sono così tanti che iniziano a cantare gli stornelli del vinaio, così che prima dell’alba svegliano i parenti e tutto il vicinato.

Non trovando lavoro, un giovane di campagna, decide di aggregarsi ad un circo, imparando così ad accudire il bestiame e fare tutti i lavori necessari allo spettacolo.
Pian piano, prova e riprova, apprende anche le capacità di giocoliere, partecipando attivamente a tutti gli spettacoli.
Riesce così a visitare tanti paesi e città, acquisendo sicurezza e conoscenza, però il suo pensiero é sempre rivolto al paesello natio.
Un bel giorno, il circo staziona in una città vicina e quindi decide di tornare al paesello per poter salutare conoscenti ed amici.
Chi poteva mancare, se non il curato a cui aveva sempre fatto il chierichetto?
Così si reca in canonica, ma il curato é nel confessionale e fuori, essendo vicina la Pasqua, c’é una lunga fila di parrocchiani in attesa.
Per un pò, rimane anche lui in fila, ma poi si fa coraggio e chiede ai conoscenti, selo lasciano passare, per confessarsi e salutare il curato.
Si avvicina così al confessionale, saluta il parroco attraverso la grata ed inizia il racconto per tutto ciò che ha visto, le conoscenze acquisite e le capacità di giocoliere.
Queste capacità gliele vuole mostrare, così si sposta dal confessionale ed in mezzo di chiesa, inizia a saltare e roteare come un forsennato.
Tutti i parrocchiani presenti, in attesa della confessione, si impauriscono e  tra di loro nasce una certa titubanza a confessarsi, poiché si convincono che non sia il caso, dicendo:

– ma che gli é preso oggi al nostro curato, guarda per penitenza cosa ci farà fare, é meglio “anda’”  via!

2 commenti

  1. Don Primo Mazzolari non aderì mai al fascismo. Al passaggio di una squadraccia che portava il busto di mussolini non fece il saluto romano e non si tolse la berretta. Un federale gli si fermò davanti e gli disse:
    “Prete, cosa dice il tuo Vangelo se uno ti dà uno schiaffo?”
    “Di porgere l’altra guancia” rispose prontamente il religioso.
    “Allora vediamo – disse il fascista dandogli uno schiaffo – come rispondi.
    Don Mazzolari porse l’altra guancia dicendo:
    “Ecco, prego…”
    Subito il fascista gli dette un altro schiaffo sull’altra guancia. Don Mazzolari si riprese subito e rispose:
    “Ora il Vangelo non dice più nulla!” Prese a pugni il federale e ne stese altri due prima di andarsene tranquillo.

  2. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, Don Primo Mazzolari vide passare un corteo del sindacato. Contento di poter finalmente sfruttare questa nuova libertà, si unì ai manifestanti, che cantavano l’inno dei Lavoratori ” Su fratelli, su compagni”. Commentò subito che dei compagni lui non si interessava, ma chiese:
    “Allora se siamo tutti fratelli, abbiamo lo stesso babbo. E di chi siamo figli?”
    “Di Stalin” rispose un comunista.
    “Allora vi lascio qui – riprese Don Mazzolari- perché la mia mamma a letto con Stalin non c’è mai andata”.

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